Ho letto con particolare attenzione, come del resto ho sempre cercato di fare, i cento e passa commenti che sono stati inseriti nello spazio collegato al post: “Il giuramento di Ibi“. L’ho fatto mentre parallelamente vivevo e rivivevo i profondi sentimenti che hanno messo radici nei nostri cuori dopo l’ esplosione del 29 giugno 2009. Una tragedia che ho vissuto direttamente da vari punti di vista, compreso quello professionale che per giorni e giorni (ed accade ancora oggi) mi ha ”costretto” a condividere fatti, storie, esperienze, atteggiamenti e comportamenti che non riuscirò mai a raccontare in maniera completa ed esaustiva. Ho letto, dicevo… ed ho riflettuto su ogni parola che è nata dal battere le dita sulla tastiera. Ho avuto l’impressione che alcuni non abbiano ancora compreso cosa è accaduto. Il dolore che il fuoco ha generato, aprendo ferite indelebili ed incancellabili. Sono morte persone, morte nel modo peggiore, dal punto di vista fisico e, passatemi il termine, morale. Un’ intera Città, per generazioni, non sarà mai più la stessa. Noi non siamo più gli stessi. Io per primo. Per fortuna, però, ci sono i parenti delle vittime e le associazioni che con il loro coraggio, tenacia, rabbia, umanità e forza d’animo ci prendono per mano e ci “obbligano” a guardare avanti, ad andare avanti e a non mollare. Lo fanno ogni giorno, ogni ora da tanto tempo, troppo tempo. A loro, credo, dobbiamo rendere conto del nostro operato, del nostro pensare. E’ il loro agire lo specchio davanti al quale ci dobbiamo guardare dentro prima di parlare, scrivere, commentare, giudicare…. se riusciremo a farlo saremo concretamente utili alla loro battaglia. In caso contrario la sconfitta sarà duplice; per noi tutti e, soprattutto, per noi stessi. stefano pasquinucci