Viareggio; strade di una vita

aprile 24, 2017 Lascia il tuo commento

Strade di Viareggio, strade di una vita, ormai. Via Fratti, corre dritta, da un canale all’altro, dal Burlamacca alla Fossa dell’Abbate, divide come lama in due la città, fiera del suo percorso, degli incroci con piazze e altre vie dai nomi cari ai viareggini, come Piazza Grande e Piazzone, o illustri, come le vie Garibaldi e Mazzini; fiera pure del fresco abbraccio della pineta di ponente che l’accompagna da via Vespucci fino ai suoi confini.

Piazza Grande, una volta splendida d’alberi, di raduni e giochi, ha subito l’umiliante scomparsa del prestigioso Teatro Pacini, ridotto in macerie dai bombardamenti e mai ricostruito da amministratori a dir poco sbadati; nuovamente umiliata, oltre che ferita ed espropriata di buona parte della sua vasta suggestiva area, anche dalla installazione di un incredibile mastodontico edificio chiamato Municipio.

Il Piazzone, amato da Mario Tobino che vi scorrazzava con la banda dei suoi compagni di gioco, luogo d’incontri e di svaghi di adulti e bambini, oggi zeppo di banchi, banchetti e capannine d’umani prosaici commerci, per questo ribattezzata col dimesso nome di Piazza del Mercato.

Ho percorso Via Fratti in auto di notte innumerevoli volte, allora non era pedonale. Uscivo dal consiglio comunale, spesso alle due-tre, inebetito dal prolisso urticante rito parolaio che vi si celebrava; guidavo veloce, senza freni, senza paura di scontri agli incroci, nel deserto di persone e automezzi.

Una notte le gomme della mia auto ruppero il silenzio sonnoso della via con una stridente frenata. Avevo assistito ad un’infinita diatriba sul progetto del palazzo dei congressi da costruire al Principino; un consigliere d’opposizione, scatenato, coadiuvato dai suoi colleghi di gruppo, cercava con un diluvio di parole di non farlo approvare; alle tre eravamo ancora lì, con la lingua di fuori.

Il sindaco ad un certo punto s’alzò, palesemente irritato, e, rivolgendosi con un falso sorriso all’oratore del momento, dichiarò sospesa la seduta. Si levò, specie dalla parte dei consiglieri di maggioranza, un baccano assordante, i bollenti spiriti, contenuti per rispetto della prassi d’aula, ebbero libero sfogo. Io me la filai di corsa in preda ad umor cupo.

A bordo della mia Ford Capri, schizzai da Piazza Grande a Via Fratti; d’improvviso da una traversa sbucò una figura nera barcollante, in pochi istante fu al centro della strada; la terribile frenata riuscì a bloccare il muso dell’auto a mezzo metro dal corpo del malcapitato, che finì comunque a terra da sé. Era un uomo anzianotto, pastrano scuro, faccia accesa, rugosa, gli occhi strabuzzati; con fatica riuscii a metterlo in piedi, ricordo lo spavento e gli improperi, lo spinsi fino al marciapiede, lo lasciai lì, col suo odor di alcol. A letto tardai ad addormentarmi.

Antonio Carollo
da “Prosette viareggine

Tag: ,

Categoria: ,

Lascia un commento