UNITA’ DI INTENTI, CONDIVISIONE E PARTECIPAZIONE

by · 17 maggio 2012 · Categoria: In primo piano 
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Nel più desolante immobilismo politico e amministrativo; nell’indifferenza e (forse) nella rassegnazione più totale, il tempo passa ed il livello dell’acqua della crisi aumenta inesorabilmente. Stiamo nuotando disperatamente per non affogare e per cercare di continuare a respirare. Viareggio rischia di perdere il Carnevale, il Pucciniano e, al tempo stesso, sta perdendo posti di lavoro, credibilità turistica, progettualità imprenditoriale. La Città deve fare i conti con i tagli al sociale e ai servizi, con un degrado dilagante, con l’abbassamento dei livelli di sicurezza. E’ un momento difficilissimo che richiede un cambiamento a tutti i livelli, della massima unità di intenti, di condivisione e, soprattutto, di una irrimandabile partecipazione attiva a cui nessuno oggi può sottrarsi.

VIAREGGIO CITTA’ DI FIABA

by · 15 maggio 2012 · Categoria: In evidenza 
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Viareggio città di fiaba”: un itinerario “fantasmatico” attraverso la Guida Bianchedi del 1917. Da un punto di vista architettonico, nel primo Novecento Viareggio tende a connotarsi come “città di fiaba”. Sorgono villini prestigiosi, oggi quasi tutti incredibilmente scomparsi, in cui elementi della tradizione eclettica, in particolar modo rinascimentale, si fondono liberamente con apparati decorativi modernisti, tra i quali spiccano le ceramiche di Galileo Chini (1873-1956), e suggestioni orientaleggianti. Un ruolo fondamentale è svolto dall’ingegnere e architetto Goffredo Fantini (1857-1923), nella duplice veste di progettista e responsabile dell’ufficio tecnico del comune, e da esponenti della dinastia degli Orzali – Achille (1867-1945) e soprattutto Gaetano (1873-1954) – costruttori lucchesi. Alcuni valenti capomastri-progettisti locali, come Serafino Ramacciotti (1868-1947), Benedetto Benedetti (1880-1963), Oreste Lenci (1884-1958), Giovan Battista Magagna (1881-1924), Giuseppe (1872-1936) e Dino Dini (1884-1962), Demetrio Petrucci (1868-1951) e Francesco Luporini (1884-1953), garantiscono un costante livello qualitativo alle costruzioni che seguono l’intenso sviluppo urbanistico previsto dal Piano Regolatore del 1910 redatto dallo stesso Fantini.

La “Guida di Viareggio e dei dintorni” di Giuseppe Bianchedi, edita nel 1917, passa in rassegna gli edifici ritenuti più significativi (altri potrebbero essere aggiunti), tutti costruiti tra il 1905 e il 1916, in un itinerario che – ripercorso con il gusto del viaggio nella memoria – acquista suggestioni “fantasmatiche” dato che nessuna delle costruzioni citate, anche le meglio conservate tra le poche sopravvissute, mantiene inalterati i caratteri originali.

Un itinerario mnemonico nello spazio e nel tempo che – sulla scorta della Guida del Bianchedi – prende le mosse dalla Piazza Principe Amedeo (l’attuale Piazza Mazzini), dove sul lato settentrionale sorgeva “il villino di Donna Alice Borbone Del Prete”, “arieggiante lo stile cinquecentesco”, anche nei decori interni, costruito su progetto di Goffredo Fantini, distrutto nel dopoguerra. S’inoltra quindi sul viale Carducci dove ai due angoli di via D’Annunzio costituivano “elegante ingresso alla signorile strada i due grandiosi villini dei fratelli Andreotti e del Signor Fanucchi”, facoltosi commercianti lucchesi, “decorato il primo da pannelli in ceramica ed il secondo di ampie terrazze sormontate da graziosa torretta rotonda”, riferibili entrambi alla cerchia degli Orzali, il primo a Gaetano, il secondo ad Achille, ed entrambi non più esistenti. Ancora a Goffredo Fantini si deve la villa di Giovanni Celati, avvocato e imprenditore livornese – poi Hotel Astor – all’angolo di via Carrara (nella foto, in costruzione), con “alta torre dalla cui terrazza godesi un’estesa vista del mare e dei monti”; l’edificio, più volte segnalato dalla pubblicistica specializzata dell’epoca, dopo un ampliamento curato da Alfredo Belluomini negli anni Venti, è stato immotivatamente abbattuto negli anni Sessanta per far spazio all’attuale mostro cementizio. “All’angolo di via Giusti” – prosegue il Bianchedi – “fa bella mostra di sé il Villino L’Amore”, oggi residence di lusso con appartamenti, committente l’avvocato e professore universitario fiorentino Giovanni Brunetti, “architetto il più volte ricordato Ing. Fantini”: “le sue ampie finestre, le lunghe terrazze, i numerosi fregi decorativi in maiolica di Galileo Chini, gli artistici lavori in ferro battuto conferiscono a questa elegante costruzione un aspetto attraente ed originale”. L’intero isolato tra via Roma e via Colombo era occupato dai fiabeschi villini, “capricciosamente variati”, del Principe di Carovigno, al secolo Camillo Ventura, oggi sostituiti da anonime costruzioni; radicate memorie familiari sembrerebbero avallare l’ipotesi che il complesso dei villini si debba al capomastro-progettista Benedetto Benedetti che per le soluzioni stilistiche adottate, in voga all’epoca nel nord-Europa, dovette operare in stretta sintonia con la committente Margherita Linnenfeld, moglie del Carovigno.

Lasciando il viale Carducci e percorrendo all’inverso i contigui Viale Buonarrotti e Viale Ugo Foscolo, giungiamo all’angolo di via Roma dove era collocata “la villa Autenrieth” – anch’essa scomparsa – “di stile classico moderno associato a particolari di stile svizzero. Ha una bella torre ad un lato, diverse terrazze e notevoli lavori in ferro battuto”; il progetto conservato al Centro Documentario Storico del Comune di Viareggio è firmato dal capomastro Giuseppe Dini. All’angolo di via Giusti ancor oggi “si eleva simpatica e leggiadra la Villa Veneziana del Signor Fontanella. Prospetta sull’ombrosa pineta: le sue linee architettoniche riproducono fedelmente l’arte veneziana. Ha una vasta terrazza dal lato del mare, una graziosa loggetta d’angolo e buoni lavori in ferro battuto”; l’edificazione fu diretta dal capomastro fiorentino Guido Cioni.

Proseguendo per l’attuale viale Ugo Foscolo, all’angolo di via Vespucci si trovava “l’elegante villino in stile moderno” progettato dal suo proprietario, l’ingegnere e costruttore romano Giovanni Sleiter: “ad un angolo di esso s’innalza una torre a grandi vetrate ed è decorato con artistici pannelli in maiolica del Chini e con ammirevoli lavori in ferro battuto”; del villino odiernamente è rimasta soltanto l’anonima cubatura esterna. E’ invece sopravvissuta all’angolo di via D’Annunzio “l’originale villa di stile arabo” di Enrico Nistri (1871-1922), titolare al Cairo di una fiorente impresa di decorazioni, “che ne fece pure il progetto e che ne affidò la costruzione alla solerte Impresa Benedetti e Ramacciotti. In essa sono stati riprodotti mediante calchi i migliori ornati delle Moschee del Cairo. A ponente è sormontata da una torretta merlata”. All’altro angolo di via D’Annunzio, “di faccia alla villa Araba è degno di nota il villino Gori. La facciata è stile classico moderno con maioliche di Galileo Chini; il giardino è cinto da artistica cancellata in ferro battuto. Fu disegnato dal signor Benedetti che ne assunse pure la costruzione insieme al signor Ramacciotti”. Attualmente l’edificio è sede del prestigioso Istituto Matteucci per l’arte moderna.

L’itinerario del Bianchedi si conclude con l’aereo villino costruito dall’imprenditore del marmo inglese Richard Noel Cripps in via Amerigo Vespucci all’angolo di via della Costa (ora via IV novembre) su progetto di Benedetto Benedetti: “ha ampie finestre, è ricco di balconi e termina con una loggia elevata da cui si ammira un vasto panorama di mare, di pineta e di monti”; ridotto anch’esso a un cumulo di appartamenti.

A suggello della dimensione ferica caratterizzante la città di Viareggio nel primo Novecento giunge nell’estate del 1912 l’inaugurazione del Kursaal, progettato dall’architetto milanese Orsino Bongi (1876-1921) su modello di quello di Montecarlo, con torrette a pagoda, chiosco d’ingresso (smantellato già nel 1919) e grandi logge vetrate, oggetto nel tempo di una lunga serie di catastrofiche ristrutturazioni che hanno finito per trasfigurare completamente l’incantata dimora che in “Sulla spiaggia e di là dal molo” Mario Tobino aveva eletto ad “abitazione di una fata”.

Tratto dal mio saggio “Galileo Chini e il contesto modernista viareggino del primo Novecento”, pubblicato sul catalogo della mostra “Galileo Chini e la Toscana” tenutasi alla GAMC nel 2010.

Riccardo Mazzoni

MA INSOMMA, CHE STATE FACENDO?

by · 10 maggio 2012 · Categoria: Redazione 
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E’ passato quasi un mese dalla sera in cui il consiglio comunale di Viareggio ha deciso, con un solo voto di differenza, di mantenere in vita l’amministrazione guidata da Luca Lunardini. Con la consueta limitata passione e con enormi problemi di eloquio dialettico, i mandatari della fiducia al primo cittadino evitarono l’arrivo del Commissario facendo leva sull’amore per la Città e si impegnarono a darsi da fare per affrontare al meglio il difficile momento che stiamo vivendo. Risultato? Ad oggi il consiglio comunale non si è più riunito e di problemi non ne è stato risolto neppure uno, anzi. Per questo crediamo sia giusto e doveroso chiederci e chiedere: “Ma insomma, che state facendo?

VIAREGGIO, DECORO URBANO (?)

by · 10 maggio 2012 · Categoria: Segnalazioni 
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In un paese normale, una città che vive di turismo dovrebbe essere tenuta lucida e perfetta come un diamante. Benvenuti in Italia, benvenuti a Viareggio, dove il verde è talmente presente che spunta in ogni angolo delle strade. Tristissima realtà, nell’indifferenza totale della pubblica amministrazione (attuale e precedente), dove un cittadino rischia di prendere sanzioni salate se prova a pulire il vergognoso pattume che si trova fuori dalla propria porta di casa.

Marciapiedi completamente deteriorati dagli anni, strade piene di buche e solchi (con conseguente grande spesa da parte del comune per risarcire automobilisti, ciclisti e motociclisti con copertoni perforati), segnaletica stradale rovinata.Cari concittadini, sarà il caso di far sentire la nostra voce tutti insieme? Queste foto rappresentano solo una piccolissima parte del degrado cittadino, seguiranno altre pubblicazioni con relative immagini.

Matteo Provvidenza
Viareggiofreeworld

Da Viareggiok Portale su facebook

VIAREGGIO ETERNIT, PRIMA PARTE

by · 8 maggio 2012 · Categoria: Segnalazioni 
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Le costruzioni di tettoie e caminetti in Eternit sono, da anni, triste e diffusa realtà in tutto il territorio cittadino. Si possono trovare in alta percentuale nelle zone industriali (Bicchio e Varignano) e, senza alcun tipo di cautela della pubblica amministrazione, in tutti i quartieri residenziali (Marco Polo, Terminetto, Torre del Lago ed Ex Campo d’aviazione, molto spesso in stato di incuranza, abbandono e degrado con una necessità di rimozione ignorata).

Qualche mese fa, a seguito di numerose segnalazioni da parte di residenti, è stato chiuso il Bowling per la totale presenza di amianto sulla propria tettoia (recentemente rimosso).

La zona del Marco Polo possiede una grandissima quantità di materiale distribuita in pochissimi metri, in particolare nel piazzale del Mercato dei Fiori lato Via Aurelia, dove si possono notare intere tettoie di attività commerciali e bancarie in Eternit.

Viareggiofreeworld

FOGNA NERA A CIELO APERTO

by · 8 maggio 2012 · Categoria: Segnalazioni 
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Via Veneto, tra via XX Settembre e via Leonardo da Vinci, fogna nera fuoriesce sulla strada, emana un cattivissimo odore. Come mai l’A.C. non ha provveduto a terminare la messa in opera di detta fogna? Tutta via Veneto e il suo prolungamento di via Silvio Pellico è stata ultimata, manca appunto quel tratto. Via Pacinotti e via Pucci sono stati eseguiti gli stessi lavori benchè partiti un anno dopo; come si fa ad avere in centro città uno schifo del genere? Zorro

REVOLUTION!

by · 8 maggio 2012 · Categoria: Viareggio 
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Cambio di consegne in Francia. Nicholas Sarkozy lascia la Presidenza a Francois Hollande. Una rivoluzione politica e simbolica, il desiderio da parte dei francesi di cambiare, di rinascere… Lo stesso desiderio che abbiamo noi in Italia e, nel nostro piccolo, qui a Viareggio.

Burlamaccorobot

RIVOGLIO LA MIA VIAREGGIO

by · 5 maggio 2012 · Categoria: Contributi 
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Riprendiamo dai commenti e pubblichiamo. Sono purtroppo un “emigrato”, uno dei tanti che per lavoro e vita si è allontanato da Viareggio, un emigrante triste, che continua a ricordare con attaccamento e rimpianto il posto dove è nato e cresciuto che ha dovuto lasciare dopo la laurea. Ho continuato in questi 20 anni a tornare a Viareggio in estate, ritornando nei luoghi della mia infanzia, cercando di passare ai miei figli parte della mia “Viaregginità”, l’attaccamento alle mie origini, la storia della mia famiglia, il carnevale, il mare.

Ho seguito in questi anni l’inarrestabile declino, il degrado, ma sopratutto dai giornali e non solo locali l’imbarazzante incompetenza di chi ha governato la città. Facce sulla scena da anni che continuano a proporre ricette risolutive sfiorando il ridicolo. Persone “nuove” sulla carta che farebbero fatica a guadagnarsi il pane fuori dal teatrino della politica, inqualificabili dal punto di vista delle competenze e capacità. Inutile fare nomi li conosciamo tutti. Quest’anno ho detto basta, non verrò a Viareggio. Di fatto la rabbia è tanta e non sarei riuscito a reggere un’altra estate di ricordi e di delusione per l’oggi.

Scrivo quindi solo per lamentarmi? No, scrivo perché rivoglio la Viareggio che queste cavallette hanno spolpato, voglio che se ne vadano da dove sono venuti, voglio tornare a sperare nel futuro vedendo quotidiani miglioramenti e sono disposto a sostenere proposte e persone credibili. Bene, chi si fa avanti?

Adelmo

LA CRISI CULTURALE DI VIAREGGIO

by · 4 maggio 2012 · Categoria: Comunicati 
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L’imminente stagione estiva, per quanto riguarda l’offerta culturale a Viareggio, preoccupa molto sia per il vuoto di iniziative che abbiamo di fronte, sia per l’estrema incertezza delle grandi manifestazioni, fino a pochi anni fa vanto e prestigio del nostro territorio. La crisi della Cultura ormai evidente provoca un ulteriore drammatico problema sociale per il rischio di fallimento di Istituzioni storiche e per la conseguente perdita di posti di lavoro. L’incompetenza e l’inerzia colpevole dell’Amministrazione Comunale e delle Fondazioni hanno condotto a questo disastro che almeno oggi andrebbe affrontato con serietà. Si attende invece che tutto scivoli inesorabilmente verso la fine: in soli quattro anni l’Amministrazione è riuscita in un’opera di devastazione senza precedenti nella Storia di Viareggio. Il Festival Pucciniano è stato lasciato alla deriva. Perchè non si sono consolidati i risultati ottenuti nell’anno delle celebrazioni Pucciniane e dell’inaugurazione del teatro?

Un anno fa davanti all’assemblea dei lavoratori a Torre del Lago le Istituzioni si erano prese l’impegno di fare  quell’opera di raccordo e di pressione che portasse alla stabilità dei finanziamenti, invece solo poche settimane fa, tardivamente, ci si è mossi verso Roma. La superficialità e le beghe localistiche, il vuoto progettuale non si recuperano se non con l’azione mirata, rigorosa e costante. La stagione estiva è priva  al momento di date, di nomi, di eventi :Come si intende salvare il Festival? Ma qualcuno tra finte dimissioni e veri giochi politici per le future Amministrative ci sta pensando? Dopo le tristi vicende di un anno fa, create da scelte inconsulte dell’Amministrazione Comunale leggiamo di un prossimo incontro tra assessorato alla Cultura e Presidenza del Premio Viareggio Rèpaci. Speriamo che presto il Consiglio Comunale sia investito della questione perchè ormai , anche per eccesso di legittima difesa da parte della ex Presidente, è interamente da ricostruire il rapporto tra  il Premio che deve vedere rispettata la sua autonomia e la città che è , e rimane , proprietaria del Premio stesso.

Si continua a favoleggiare di Carnevale estivo quando i carristi, sgomenti e deprivati del loro compenso, si rifiutano di partecipare all’evento, in attesa di capire se ci sarà ancora un Carnevale l’anno prossimo. Intanto si potrebbe tenere aperta la Cittadella e provare ad utilizzarla. Ma , sperando che almeno il Festival Gaber sia in salvo, che cosa si prevede per l’estate? La Fondazione Carnevale e quella Pucciniana hanno fallito miseramente i loro compiti. Ma la soluzione allora è quella di abolire le Fondazioni?Oppure bisognerà farle funzionare, magari rivedendole anche radicalmente?

E le grandi Mostre ventilate che fine hanno fatto? Sarà bene procedere subito a sistemare e a riaprire le Sale Viani della GAMC, la cui chiusura non ha avuto spiegazione esauriente? In questi giorni finalmente si taglia l’erba in città e di questo siamo lieti per noi e per i visitatori, ma ai turisti vorremmo offrire una città ordinata, accogliente ed anche eventi culurali attraenti. Ma il rischio è quello che gli eventi si debbano cercare nei Comuni vicini amministrati meglio del nostro.

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Viareggio

1920 QUELLE “CALDE” GIORNATE DI PRIMAVERA

by · 2 maggio 2012 · Categoria: Viareggio Ieri 
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Riprendiamo dai commenti e pubblichiamo. Attraverso la cronaca del Libeccio (Anno 1920) giornale d’epoca è possibile ricostruire le varie fasi della vicenda.

Libeccio del 9 maggio (domenica): viene riportata la notizia dell’accaduto in occasione della partita di foot-ball tra lo Sporting Club Viareggio e l’Unione Sportiva Lucchese giocatasi la domenica precedente (2 maggio) alla 15 presso il campo di Villa Rigutti; la partita aveva il valore di sfida amichevole in risposta al fatto che giorni prima a Lucca i giocatori erano stati malmenati in occasione di un’altra partita giocata tra le due parti. Si era quindi pensato ad un incontro amichevole “riparatore” e a fine partita ai giocatori lucchesi fu offerto marsala e ci furono pure delle strette di mano. “Gli avversari pertanto uscirono dal campo. La gente stava quindi uscendo quando un drappello di carabinieri al comando del Maresciallo Taddei, chiamati”, come dice il cronista, “non si sa da chi, iniziò a far largo tra la gente con modi poco gentili”. Un ragazzo tirò un sasso che però, a detta del cronista, non colse nessuno se non il ferro della cancellata della Villa.” Il povero Morganti …biasimò …a voce alta questo assalto inconsulto… bastò questo perché il carabiniere De Carli gli sparasse con Colpo di rivoltella alla faccia freddandolo. Il tenente dei Carabinieri Dogliotti appena resosi conto dell’accaduto… dolorante diede subito ordine che il cadavere venisse subito rimosso, ciò che la Pubblica Assistenza “Croce Verde” in un batter d’occhio fece, portandolo alla propria sede ed esponendolo, dopo le constatazioni d’uso. Il popolo presente giustamente esasperato, gridando inorridito, contro l’assassino, rincorse i Carabinieri fino alla Caserma, dove i suddetti potettero sottrarsi all’ira popolare. Intanto la massa del popolo ingrossava. Vennero tirati sassi, legnate alle porte e tra questi alcuni dissero: petrolio, benzina, daremo fuoco se non ci date fuori l’assassino”.

A seguito del fatto il giornale dell’epoca riporta notizia di una vera e propria gara di solidarietà nei confronti della famiglia di Augusto Morganti.

Al 23 maggio le acque non si erano ancora placate: risultavano mancanti alcuni fucili strappati ai soldati nelle giornate del 2 e 3 maggio. Le case erano state tutte perquisite e il giornale grida “all’affronto”, si vuol forse far passare la città come una città di briganti?

Libeccio 20 giugno 1920: la decisione presa dal Prefetto di Lucca di vietare l’ingresso in città alle automobili, contribuendo a far crescere l’idea di una città poco tranquilla, porta alla mobilitazione; il Libeccio ci dice che il lunedì precedente, 14 giugno, presso lo stabilimento Balena si erano adunati i proprietari dei bagni, di stabilimenti, negozianti, rivenditori, bottegai albergatori, pensionati, cittadini e stampa approvando la decisione di mandare a Roma una Commissione al Governo; il mercoledì successivo, tale commissione viene nominata e viene telegrafato a tutti i deputati della giurisdizione di farsi trovare a Montecitorio per accompagnarla da Giolitti.

Insomma quelle giornate primaverili e di prima estate furono “davvero calde”…

Federica Ghiselli

SOUVENIR DI VIAREGGIO

by · 1 maggio 2012 · Categoria: Appuntamenti 
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Venerdì 4 maggio 2012, alle ore 21.15, nello spazio taetarale “Leonardo Pacini” presso la Chiesa di S. Antonio (entrata da via S.Francesco), l’Associazione culturale “Terra di Viareggio” presenta SOUVENIR DI VIAREGGIO (dal titolo di una raccolta di romanze di Giovanni Pacini del 1834 dedicata a Carolina Bonaparte Murat), un concerto-racconto ideato e condotto da Riccardo Mazzoni; suona Pietro Castellari, canta Samanta Barontini.

Un originale e inedito excursus fra canzoni e composizioni musicali di autori viareggini del calibro di Giovanni Pacini, Ippolito Ragghianti, Icilio Sadun, Michele Orselli, Maria Teresa Marchionni, dalla metà dell’Ottocento agli anni Venti del Novecento, con un omaggio particolare al paroliere-poeta Umberto Boni in arte “Cravache” e la canzone “Signorina” – un successo del filone patetico che Americo Giuliani ambientò sulla spiaggia di Viareggio – attraverso una raccolta di rari spartiti dell’epoca che costituiscono anche delle preziosità bibliografiche.

Una serata-evento che vedrà, tra l’altro, l’esecuzione di un gustoso mélange dei migliori componimenti che Sadun pubblicò nel 1917 per la prestigiosa casa editrice Ricordi, tra cui la frizzante marcetta “Pinocchio richiamato”, con dedica a Lorenzo Viani: sebbene sia oggi conosciuto in città soprattutto come compositore di alcune delle più belle canzoni del carnevale, Icilio Sadun è stato un musicista di notevole spessore, maestro concertatore della compagnia di Leopoldo Fregoli, “asso della musica leggera” come fu definito a suo tempo.

Per informazioni e prenotazioni:
telefono 329-1175262
ricma61@yahoo.it

RIVOGLIAMO LA NOSTRA PANCHINA

by · 30 aprile 2012 · Categoria: Segnalazioni 
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I lavori, attualmente in corso, di rifacimento della passeggiata hanno, tra le altre cose, causato la protesta di un gruppo di persone. Sono i “ragazzi” che da anni si ritrovano quotidianamente alla panchina davanti, più o meno, a Mondodisco e che è stata momentaneamente tolta per permettere gli interventi previsti. Un panchina che, in pratica, è il centro del mondo e che se potesse parlare o scrivere (se non sbaglio qualcuno sta pensando proprio alla realizzazione di un libro) racconterebbe le storie più belle ed incredibili che si possano ascoltare. Storie di calcio, di politica, di Viareggio e di tutto ciò che può nascere dall’incontro tra uomini (difficile poter annotare presenze femminili) che di tutto parlano e di tutto potrebbero parlare. Un luogo unico che ha visto crescere e cambiare i propri frequentatori e la città che lo circonda. Uno spazio, sospeso tra fantasia e realtà, che in passato, quando in passeggiata andavamo per far le “vasche”, era uno dei tanti perchè tante erano le panchine dove ci si incontrava e ci si identificava. Oggi, invece, molte di quelle panchine non ci sono e se ci sono (in attesa del proliferare delle “installazioni” firmate ‘Enel) assistono indifferenti ed anonime al trascorrere dei giorni. Per questo la nostra speranza è che la Panchina, con la P maiuscola, possa al più presto tornare al suo posto.

stefano pasquinucci

IN BARBA A TUTTI I DIVIETI

by · 30 aprile 2012 · Categoria: Foto 
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Questa dovrebbe essere un’area monumentale, dove si possa ammirare questo splendido palazzo in tutta la sua bellezza neoclassica e invece, a dispetto dei divieti che non sono rispettati e fatti rispettare, si parcheggiano auto davanti ed intorno! Luigi D’Argliano da Viareggiok Portale su Facebook. (Per ingrandire l’immagine, cliccate sul titolo)

LA PIAZZETTA FANTASMA

by · 30 aprile 2012 · Categoria: Rubriche 
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A Viareggio, il 17 settembre 1951, con un’apposita delibera della giunta comunale veniva dedicata a Giovanni Berchet una particolare area nella zona settentrionale della città. Per la precisione la delibera stabiliva di chiamare “Piazzetta Giovanni Berchet la Piazzetta di nuova costruzione fra le vie Don Bosco – Marco Polo – Dandolo”. Nessuna traccia rimane oggi di quella piazzetta e il nome di Giovanni Berchet non risulta menzionato nello stradario cittadino in vigore. Insomma la Piazzetta Berchet, pure istituita ufficialmente nel 1951, può essere considerata una sorta di fantasma toponomastico. Eppure, volendo fare un po’ di “archeologia” all’ingrosso qualche traccia di quella piazzetta rimane. Premettiamo qualche precisazione.

Sino al primo dopoguerra la zona urbanizzata (cioè contornata di abitazioni) di via Marco Polo (lato nord) iniziava poco prima della via Don Bosco là dove, all’altezza del garage Puccinelli (numero civico 68), è ancora visibile murata alla parete una vecchia targa denominativa stradale. Sia via Don Bosco che via Maroncelli avevano un andamento spezzato. La prima si interrompeva all’altezza di via Borromeo e poi la si ritrovava più a sud a partire da via Mameli; lo stesso valeva per via Maroncelli che però si interrompeva a nord all’altezza di via Sant’Ambrogio. Tutto ciò si spiega con il fatto che il cimitero era, allora, circondato da una vasta zona verde di rispetto, che si estendeva, all’incirca, dalla via Mameli sino a via Marco Polo, e su di essa sfociavano da ovest le vie Dandolo, Duilio, Etruria, Pisani, Lepanto, Carlo Alberto (oggi Bertini)…. Tale zona di rispetto, attraversata dalla via Marco Polo, si estendeva poi anche a nord, sino a via Sant’Ambrogio, in un vasto slargo dove in un’area più estesa dell’attuale deposito CLAP era ospitata tra l’altro la Stazione della Tranvia elettrica. Si trattava di un vuoto urbano su cui si è poi concentrata, dopo la seconda guerra mondiale, la foga edilizia cittadina. Case, case e case vi sono state costruite…

A conclusione di tale processo la via Maroncelli è stata unificata e tutte le traverse ovest sono state prolungate sino a incrociarla. E’ nata la nuova via Beato Angelico (che copre il tracciato allora mancante di via Don Bosco sino a via Vittor Pisani), mentre, tra via Lepanto e via Mameli, la sezione sud di via Don Bosco è stato intitolata San Tommaso d’Aquino. Nel 1951 l’opera era in pieno svolgimento e si era venuto così evidenziando un piccolo spazio circoscritto fra le vie Don Bosco – Marco Polo – Dandolo che la delibera sopra citata designava,  per l’appunto, come Piazzetta Berchet.  Ma la colata cementizia poté più della toponomastica, così quel minuscolo spiazzo cittadino, che avrebbe dovuto onorare l’importante letterato milanese, fu ricoperto dalla costruzione dell’edificio che oggi ospita la Farmacia Comunale “Marco Polo” (vedi foto).  Eppure se, lì sostando, ci si guarda intorno  alcune rientranze dei tracciati viari ed alcuni spezzoni di marciapiede alle spalle della stessa farmacia lasciano intravedere i resti di una Piazzetta, morta ancor prima di nascere.

Marco Lenci
Dalle strade alla storia

COSA RESTA DELLE “GIORNATE ROSSE”

by · 30 aprile 2012 · Categoria: Viareggio Ieri 
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Cosa resta dopo novantadue anni delle Giornate Rosse di Viareggio del 2 maggio 1920? Brevi riflessioni e una proposta concreta

Il 2 maggio del 1920 al termine della partita di calcio fra Viareggio e Lucchese, dopo una rissa che costrinse l’arbitro e la Lucchese a scappare per i campi in cerca di salvezza, venne barbaramente assassinato con un colpo di rivoltella sparato da un carabiniere a bruciapelo e senza nessun motivo, visto che la rissa era da tempo finita, un guardialinee della partita, di spettanza al Viareggio, che si chiamava Antonio Morganti, che con due amici parlottava a qualche centinaio di metri dal campo di Villa Rigutti. Morganti, ex ufficiale dell’esercito che risiedeva con la madre a Viareggio da alcuni anni, ebbe un diverbio con questo carabiniere che arrogantemente intimava a lui e ai suoi due tre amici di disperdersi.

E quando il Morganti ribatté che non vi era motivo per alzare la voce e brandire la rivoltella il carabiniere esplose il colpo mortale che lo uccise sul colpo. Quell’assassinio, che poi rimase impunito, fece scoccare la scintilla della rivolta nel popolo viareggino. Una rivoluzione non organizzata che ebbe alimento nel sentimento di rivolta contro le ingiustizie che i viareggini covavano da ormai molti anni. Eravamo nel 1920, due anni dopo la fine della Prima guerra mondiale che con il suo carico di morte, di mutilati, di promesse non mantenute, di povertà e mancanza di lavoro era un peso insopportabile per la società italiana. Una guerra nella quale si immolarono inutilmente generazioni di giovani, soprattutto operai e contadini mentre le classi agiate e parassite oltre a non andare in guerra fecero affari d’oro, i famosi “pescecani”. Erano anni di lotta contro il caro vita, di scioperi per ottenere una vita leggermente migliore rispetto a quella che milioni di persone vivevano. Erano anni di temperie politiche e sociali nelle quali anche Viareggio era coinvolta, malgrado una certa storiografia ha sempre preferito evidenziare gli aspetti frivoli di quella che sarà fascisticamente di lì a poco definita “La perla del Tirreno”. Nelle darsene viareggine gli scioperi non si contavano, nell’interno i renaioli, le bustaie e moltissimi altri lavoratori erano costretti a incrociare le braccia per cercare di avere un minimo di giustizia e salari migliori. Erano anni durissimi e disperati. Ma ricchi anche di speranza e fiducia. La rivolta viareggina affondava le proprie radici in quei fatti socio-politici, e anche nella rivoluzione sovietica che si era affermata da pochi anni e che concorreva a rendere frenetica l’attività dei lavoratori per ottenere salari migliori e non solo.

L’assassinio di Morganti non rappresentò che l’ennesimo e ultimo tragico episodio di sopraffazione che fece esplodere la rabbia e sollevare il vaso di Pandora nel quale Viareggio era rinchiusa. I cittadini di Viareggio ricordavano la carica a cavallo dei militari di pochi mesi prima mentre la Camera del Lavoro provvedeva alla distribuzione di generi alimentari a prezzi calmierati e popolari dopo un durissimo confronto con i commercianti della città. I viareggini si ricordavano dell’eccidio di Decima Persiceto, avvenuto pochi mesi prima, dove i carabinieri ammazzarono oltre dieci persone sparando sulla folla che assisteva a un comizio sindacale. E si ricordavano di decine di altri soprusi che avevano dovuto ingoiare in silenzio nel corso degli anni. E, con una lettura postuma, quella rivolta di Viareggio rappresentò anche l’ultimo grande scatto d’orgoglio, prima dell’epopea resistenziale di vent’anni dopo, di una popolazione per cercare di prendere nelle proprie mani il destino. Due anni dopo, infatti, prendeva corpo il male assoluto della dittatura fascista con la sua volgarità, la sua violenza, la sua perversa negazione di ogni libertà e di ogni concetto di giustizia sociale.

Ma, tornando ai fatti del 1920, possiamo tranquillamente affermare che la rivolta viareggina non nacque dal niente e non nacque neppure dalla rivalità del derby con la Lucchese. Quello fu solo il casus belli. Essa ha motivazioni e ragioni ben più profonde e nobili. Fu una rivolta senza dubbio spontanea ma che grazie all’azione della Camera del Lavoro assunse una valenza politica che le permise di non terminare come da secoli finivano le rivolte improvvise dei contadini: affogate nel loro stesso sangue. La rivolta di Viareggio, o meglio la rivoluzione da cui nacque la Libera Repubblica Viareggina, non terminò affogata nel sangue proprio grazie alla Camera del Lavoro, che era una piccola struttura nata solo pochi anni prima, e al deputato, allora socialista e l’anno dopo comunista, Renato Salvatori che riuscì a contrattare efficacemente con il governo regio la fine della rivolta e la non persecuzione dei suoi leader. Oltre a non far cancellare la città da parte dalle cannoniere della marina che stazionavano al largo e dall’esercito che la cingeva da ogni angolo di entrata. In quella situazione solamente una grande capacità politica e un palese e forte consenso nella popolazione insorta poteva permettere ai sindacalisti e al Salvatori di guidare una rivolta che non poteva avere altri finali che la repressione.

E lo fanno non tradendo quel popolo insorto, anzi, tentando fino all’impossibile di non far cadere quelle proteste e quella repubblica, almeno fino a quando capiscono che sono al punto di non ritorno e l’andare oltre sarebbe stato un salto nel buio tragico. E quei marinai, quei contadini, quella povera gente non poteva essere mandata allo sbaraglio senza neppure una speranza di vittoria. Per questo il Salvatori e i sindacalisti spiegheranno, in piazza, davanti alla loro gente, dopo il gigantesco funerale del povero Morganti al quale partecipò tutta la Viareggio che lavorava e soffriva, la decisione di sospendere lo sciopero generale. Decisione non facile, sofferta e da alcuni anche contestata ma alla fine accettata da tutti perché consapevoli della realtà e della forza dei fatti. In questo senso, penso che la descrizione che Mario Tobino fa di quelle giornate sia in parte ingiusta e sicuramente ingenerosa con chi, dopo il suo scoppiò, la organizzò ed evitò lo spargersi di altro sangue innocente. Tobino, infatti, descrive, sostanzialmente, lo scoppio della rivolta e i tre giorni della sua durata attraverso il ricorso al vino che in varie parti del suo racconto afferma “scorrere a fiumi”. Pensare che un mucchio di ubriachi avesse potuto tener testa alla marina e all’esercito regio, tenendo rinchiusa la guarnigione di carabinieri di stanza a Viareggio e fraternizzando poi con i giovani militari di leva mandati dal governo a domare la rivolta, risulta davvero impensabile e, permettetemi, anche un po’ offensivo. Senza contare poi il ruolo strategico che ebbero le donne che non erano certamente avvezze al vino e non andavano per osterie.

La rivolta di Viareggio, pienamente inserita nel Biennio Rosso del 1919 e 1920, divenne un fatto nazionale e non solo. Come recentemente ha evidenziato Riccardo Mazzoni, con la sua solita acutezza e precisione, persino il New York Times, oltre alla stampa nazionale, il 4 maggio 1920 pubblicò la notizia dei fatti viareggini. E lo stesso Mazzoni ripropone la notizia, per molti sconosciuta, che a Livorno a seguito di una manifestazioni di solidarietà con la popolazione viareggina i carabinieri fecero un morto fra i manifestanti. Quella rivolta, dunque, non fu uno dei tanti fatti che sono accaduto alla nostra città. Essa segnò uno spartiacque. Pensiamo ad una città di 20 mila abitanti che insorge, si organizza, alza barricate, occupa i luoghi del potere cittadino. Gestisce la vita sociale, così come fecero gli occupanti della Fiat a Torino, perché comprende che la vita in città non può fermarsi e le persone patire la fame e per questo organizzano la distribuzione dei viveri, la confisca dei magazzini dialogando con i commercianti, spiegandone le ragioni. Roma si mosse allarmata di questo episodio. No, non fu uno dei tanti episodi viareggini, non fu un fatto normale fu un avvenimento enorme che fa ancora tremare le vene ai polsi a pensarci bene a novantadue anni di distanza.

E’ la presa di coscienza di un popolo che vuole decidere del proprio destino, alla fine non ci riuscirà ma il messaggio che proviene da Viareggio in quel lontano mese di maggio è forte e chiaro. Specie per le classi dirigenti e agiate. Forse è anche per questo che quei fatti sono relegati in un angolo oscuro della memoria collettiva cittadina. Forse quell’antica rivolta desta ancora inquietudine e per questo nel corso dei decenni, specie gli ultimi, spesso la si è banalizzata, esorcizzata, resa innocua con il fiume di vino che scorse nelle vie viareggine. Ma difficilmente la si è indagata realmente per quello che fu, per quello che tentò di fare e di dimostrare. Ma nonostante quasi un secolo di distanza la sua eco non è definitivamente morta come forse alcuni vorrebbero. Quei nostri antichi concittadini con le loro gesta continuano a parlare di sé e di noi e questa è la grandezza di quella rivoluzione mancata.

Ma cosa resta oggi di quei fatti? Si potrebbe dire poco o niente a parte alcuni studiosi che hanno cercato nel corso degli anni di alimentare, per quello che hanno potuto, la luce su quei fatti. Le istituzioni, purtroppo di qualsiasi colore politico, non hanno negli ultimi decenni fatto cose rilevanti per mantenere viva la storia e un’analisi, non necessariamente agiografica, di quei fatti. Semplicemente li hanno ignorati. Molti giovani forse neppure conoscono quella storia; i più anziani, figli o nipoti di quei nostri lontani concittadini, non ne parlano più. Ma perché le scuole cittadine – avanzo una proposta concreta – non dedicano seminari di approfondimento e di conoscenza a questi fatti? Perché non si stimolano in modo continuativo gli studenti a ragionare e riflettere sui grandi avvenimenti della nostra storia? Sarebbe bello che se si facessero queo lavori poi tutta la città fosse chiamata a discuterne insieme agli studenti. E’ necessario tornare ad alimentare il dibattito sulla storia cittadina, ma non per fini meramente accademici ma per comprendere il nostro passato e con esso costruire il nostro futuro. Non servono folklorismi inutili e nefasti sensi di orgoglio cittadino sulla falsa riga di quello fasullo padano: occorre che i giovani prendano in mano la propria storia per capire da dove vengono e come quei lontani loro concittadini abbiamo plasmato molto più di quello che crediamo la storia della città. Tutto questo fa parte del nostro presente e del nostro futuro.

Non credo che ci vorrebbe molto, al di là della buona volontà. Ma forse Viareggio oggi è distratta, forse affaccendata in altre cose oppure non crede più nella conoscenza della propria storia come strumento per andare avanti e migliorarsi, schiacciata dalla mediocrità che la soffoca ad ogni livello. Certamente, in ogni caso, di quelle lotte di quei nostri lontani concittadini rimane ferma l’idea di giustizia sociale e di libertà che dovrebbe animare anche le nostre odierne azioni. E’ evidente che non si possono fare parallelismi, o equazioni di alcun tipo, ma non possiamo non evidenziare che quei viareggini si ribellarono al malgoverno del re, alle prepotenze e alle ingiustizie del tempo avendo molti meno strumenti e molta meno conoscenza e consapevolezza di quella che possediamo noi oggi. Ma a differenza di noi avevano passione, ideali e voglia di costruire un mondo diverso e migliore. Ritrovare quello spirito sarebbe sicuramente funzionale a riprenderci in mano il destino della nostra città e forse anche quello del paese.

Andrea Genovali

TANTE BELLE SPIGHE DI GRANO

by · 29 aprile 2012 · Categoria: Contributi 
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Sono appena tornata da Viareggio, e come sempre è un dispiacere sia andarci che venirne via. Dispiacere, perchè vedere la mia Viareggio così mi fa stringere il cuore, e venirne via è ancora peggio. Ho potuto notare tra le tante cose , tante belle spighe di falso grano, ai bordi delle piante, in pineta, nei parchi che furono. Tanta bella erba alta, verde e fluttuante al vento, anche piacevole se vogliamo, fra poco ingiallirà e Viareggio sarà piena di sterpaglie. perchè allora non piantarci del grano vero, così in tempi di crisi potremmo rifare i giardini di guerra con tanto grano piantato in giro per Viareggio. Sig Sindaco, ci pensi, ci regali i giardini di guerra invece di quello spettacolo indecente dell’erba non tagliata.

Marialuisa

PIAZZA SHELLEY VIAREGGIO

by · 25 aprile 2012 · Categoria: Foto 
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Foto di Gianni Giordano

COMUNI IN DIFFICOLTA’ L’ANCI SI MOBILITA

by · 23 aprile 2012 · Categoria: Dal Comune 
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Le enormi difficoltà di bilancio del Comune di Viareggio, fra tagli ai trasferimenti statali e problemi di liquidità, non sono un caso isolato. Questo è tanto vero che l’Anci nazionale  – l’associazione dei Comuni italiani – è scesa sul piede di guerra, chiedendo un incontro urgente al Governo per modificare le regole del Patto di stabilità e i coinvolgere i Comuni in un piano straordinario di crescita e sviluppo. Lo riferisce il sindaco di Viareggio Luca Lunardini, in qualità di vice presidente regionale dell’Anci. “Questa iniziativa un poco ci conforta – spiega Lunardini – e non certo per l’antico e consunto adagio del ‘mal comune mezzo gaudio’. Ci conforta perché da un’iniziativa di questo tipo, alla quale non mancherò di fornire tutto il mio sostegno, spero possa uscire qualche soluzione utile ad alleggerire una situazione per molti versi insostenibile”.

I Comuni italiani sono preoccupati dalla mancanza di certezze in merito alla tenuta dei loro bilanci, minacciati da problemi di liquidità che potrebbero mettere in forse persino il pagamento degli impegni assunti e improrogabili. “Come ho detto ai dipendenti di Sea Ambiente – aggiunge il sindaco di Viareggio – per noi il pagamento degli stipendi è la priorità delle priorità. Oltretutto ce lo impone la legge. La situazione però è grave in molti Comuni d’Italia, e ben venga dunque questo campanello d’allarme dell’Anci, se serve a correggere la rotta del Governo”.

L’Anci ha programmato per il 24 maggio a Venezia una giornata nazionale di mobilitazione dedicata ai temi del lavoro, dello sviluppo e della crescita. Due gli obiettivi principali dell’Associazione nazionale Comuni: al primo punto l’Imu, il cui regime per l’Anci deve essere modificato, garantendo trasferimenti sicuri ai Comuni; al secondo punto, le regole del Patto di stabilità, ormai giudicate insostenibili e quindi da rivedere. Da qui due richieste: un incontro urgente con il Governo e un tavolo permanente tecnico-politico sull’applicazione della disciplina dell’Imu, giudicata “confusa”.

E ORA, ACCIDENTI, AMMINISTRATE!

by · 20 aprile 2012 · Categoria: Politica 
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A circa un anno dalle elezioni amministrative, a Viareggio non c’è più una maggioranza politica che governa. Il drammatico presente e l’inquietante futuro sono nelle mani di 15 persone che, non votando la sfiducia del Sindaco, legittimamente e democraticamente, hanno ritenuto opportuno evitare l’arrivo del Commissario. 15 persone che si sono assunte la responsabilità di governare. E allora lo facciano, accidenti, prendendosi in carico, ognuna di loro, uno dei tanti problemi che condizionano la nostra Città dimostrando, così, che il loro ruolo, tra i banchi del Consiglio Comunale, non è quello di stare zitti, sonnecchiare, alzare la manina, curare il proprio piccolo orticello o fare numero. Lo facciano ricordandosi, se ci riescono, il perchè sono stati a suo tempo votati. Lo facciano ed avranno il nostro pieno sostegno.  Viareggiok

VIAREGGIO: IL MITO DELLA “PERLA DEL TIRRENO”

by · 17 aprile 2012 · Categoria: Viareggio Ieri 
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(Introduzione al seminario “Diventa depositario e promotore del patrimonio storico-culturale della tua città“). Nella storia della cultura e del costume dell’Italia moderna, Viareggio occupa un ruolo di primaria importanza grazie al mito della “Perla del Tirreno” con il magnifico proliferare di esperienze artistiche, letterarie, teatrali che lo contrassegnarono. Nel suo periodo aureo che va dalla fine dell’Ottocento alla seconda guerra mondiale, in virtù delle sue risorse ambientali e della capacità imprenditoriale di un’agguerrita generazione di operatori economici, Viareggio si affermò infatti come una delle grandi capitali europee del turismo balneare, in una dimensione raffinata e cosmopolita evocata nei dipinti di Moses Levy, che tuttavia aveva come contraltare anche una straordinaria cultura popolare non massificata fatta di sapienze, mestieri, oralità, che trovò nella cantieristica navale, nell’operoso ambiente delle Darsene e nell’arte di Lorenzo Viani le sue manifestazioni più significative.

In quegli anni a Viareggio hanno lungamente soggiornato e operato moltissimi dei più grandi esponenti del mondo dello spettacolo, della letteratura, dell’arte, della scienza – da Eleonora Duse a Francesca Bertini, a Ruggero Leoncavallo, a Leopoldo Fregoli, a Rainer Maria Rilke, a Guglielmo Marconi, ma un elenco completo sarebbe lunghissimo e sorprendente – elevandola al rango di città  culturale di respiro internazionale, sempre all’avanguardia nella proposizione di moderne forme di vita e di espressione. In questa fervida atmosfera insieme intellettuale e mondana sorse nel 1929 il Premio Letterario Viareggio, mentre dalla metà degli anni Venti il Carnevale, caratterizzato dalla sfilata di giganteschi carri allegorici in movimento costruiti con la rivoluzionaria tecnica della carta a calco, era assurto a manifestazione folkloristica di rilevanza nazionale: un’invenzione turistica con un’anima popolare che permise alla città di diventare un centro di richiamo anche durante il periodo invernale.

Tra i numerosi cenacoli culturali, una particolare pregnanza assunse quello che sorse a Torre del Lago intorno al maestro Giacomo Puccini, che fin dall’ultimo decennio dell’Ottocento aveva scelto la frazione come rifugio per la composizione dei propri capolavori operistici, con la nutrita schiera dei Pittori del lago, di ispirazione post-macchiaiola. Nel 1930 si inaugurarono nel teatro appositamente costruito sul lago le rappresentazioni delle opere pucciniane. Nell’ambito dello spettacolo, durante le favolose stagioni estive, approdavano puntualmente al Politeama, luogo deputato al teatro di prosa, e all’Eden, regno prima del café-chantant poi del teatro di varietà (pur nel frequente scambio di locazione soprattutto per quanto riguarda le operette e le riviste) i migliori interpreti e le migliori compagnie nazionali. Basterà  sapere, per rendersi conto del livello qualitativo raggiunto dalle presenze artistiche, che nell’estate del 1928, nella stessa serata, uno spettatore poteva scegliere se andare a vedere la compagnia di Luigi Pirandello con la prima attrice Marta Abba al Teatro Politeama, o Ettore Petrolini che recitava Gastone al Teatro Eden. E nell’estate del 1935, sempre nella stessa serata, l’ipotetico spettatore poteva optare tra i tre fratelli De Filippo, che al Politeama mettevano in scena Natale in casa Cupiello, o una rivista di Totò all’Eden (ora di proprietà di Ermete Zacconi). Tra il luglio e il settembre del 1918 Petrolini recitò all’Eden (che all’inizio del Novecento era uno dei dieci cafè-chantant più importanti d’Italia) per oltre cinquanta sere consecutive presentando per la prima volta al pubblico viareggino la maschera di Nerone. Altrettanto intensa e significativa fu la passione cinematografica che dette vita ad una vera cinemania, esplosa negli anni Dieci e consolidata negli anni Trenta, anche grazie alla vicinanza con gli Stabilimenti Pisorno di Tirrenia.

Da un punto di vista architettonico Viareggio tende a connotarsi come “città di fiaba”. Sorgono ville prestigiose, oggi quasi tutte incredibilmente scomparse, in cui elementi della tradizione eclettica, in particolar modo rinascimentale, si fondono liberamente con apparati decorativi modernisti, tra i quali spiccano le ceramiche di Galileo Chini, e suggestioni orientaleggianti. L’affermazione degli stilemi eclettico-liberty è evidente anche nel processo di monumentalizzazione del complesso cimiteriale, uno dei più interessanti dell’intera Italia centrale, vero museo all’aperto degli scultori e dei laboratori artistici del marmo del territorio apuo-versiliese. Negli anni Venti e Trenta la pittoresca Passeggiata lignea cede il posto a costruzioni in muratura, tra i quali il Gran Caffè Margherita progettato nel 1928 da Alfredo Belluomini, ancor oggi l’emblema della Viareggio balneare, ed edifici razionalisti come il Bagno Select (1938), poi Principe di Piemonte, all’epoca considerato il più moderno stabilimento balneare d’Europa.

Questa, sinteticamente, è l’identità cittadina maturata in quel magico arco di anni, dalla quale è opportuno ripartire, recuperando, salvaguardando e valorizzando l’immenso patrimonio di memoria storica, per cause ancora non del tutto chiare poco conosciuto e di conseguenza poco apprezzato dagli stessi viareggini, magari attraverso le tracce e i racconti dei tanti illustri personaggi che qui hanno vissuto o soggiornato.

Nella foto: Francesca Bertini sulla spiaggia di Viareggio

Riccardo Mazzoni

NAVI DA GUERRA PER LE VIE DI VIAREGGIO

by · 17 aprile 2012 · Categoria: Rubriche 
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Viareggio, città marinara per definizione, ha avuto un forte e costante legame con la Marina Militare italiana. Da sempre sede di una Capitaneria di Porto (sino al 1938 posta sul molo di fronte a Piazza Garibaldi nel fortino settecentesco demolito in quell’anno), Viareggio ospitò sin dal 1868 al 1944 un importante balipedio della Marina dove si sperimentava l’affidabilità balistica delle artiglierie navali. Più volte, inoltre, la nostra città fu visitata da unità della flotta accolte da grande entusiasmo popolare. Ricordiamo solo due esempi.

Nel luglio 1906 arrivò una squadra navale, con a capo l’ammiraglio Alfonso Di Brocchetti, comandante della forza navale del Mediterraneo. Otto anni dopo, nel luglio 1914, a ridosso dello scoppio della prima guerra mondiale, giunse un’altra squadra navale comandata dal duca degli Abruzzi, Luigi Amedeo di Savoia, poi comandante in capo delle Forze Navali Riunite sino il 1918. In quest’ultima occasione nelle acque antistanti la nostra spiaggia ancorarono ben nove unità: quattro corazzate (Regina Elena, Vittorio Emanuele, Roma, Napoli); un incrociatore (Quarto) e quattro cacciatorpediniere (Indomito, Intrepido, Impavido, Irrequieto).

Svariate sono pure le tracce toponomastiche che tale legame ha lasciato. Ricordiamo: via del Balipedio; via Gregorio Ronca, personaggio già rievocato in questa rubrica, a cui fu intitolato il balipedio viareggino; via Benedetto Brin, più volte ministro della Marina, che, dopo la disfatta di Lissa del 1866, rinnovò la flotta italiana; via Inigo Campioni, ammiraglio che, per essersi rifiutato di collaborare con la Repubblica Sociale, finì fucilato a Parma nel 1944; lungo molo Corrado Del Greco, tenente di vascello medaglia d’oro alla memoria. E l’elenco potrebbe continuare… Ma v’è un ulteriore segnale toponomastico che attesta l’affezione dei viareggini alla Marina Militare. Ci riferiamo a varie strade la cui titolatura pare aver voluto replicare quella di altrettante unità da guerra italiane.

Il 16 settembre 1891 vennero denominate quasi tutte le strade che, a settentrione di via XX settembre, sfociano su viale Carducci. Tra queste le vie Flavio Gioia, Amerigo Vespucci, Cristoforo Colombo, Marco Polo. I personaggi in questione sono talmente famosi da non meritare alcun commento. Conviene invece ricordare che a loro erano pure intitolate alcune importanti navi da battaglia della flotta militare in servizio nel 1891. Il Flavio Gioia (vedi foto) e l’Amerigo Vespucci erano due incrociatori della stessa classe che, nel 1892, sarebbero stati trasformati in navi scuola rimanendo operative rispettivamente sino al 1920 e al 1928. Incrociatori erano pure il Marco Polo e il Cristoforo Colombo, impostati entrambi nel 1890.

Ispirate allo stesso criterio possono considerarsi le titolature di varie traverse parallele sfocianti in via Fratti denominate tra il 1906 ed il 1920; ci riferiamo alle vie Giulio Cesare, Enrico Dandolo, Caio Duilio, Etruria, Vittor Pisani, Lepanto. Il parallelismo navale può essere così stabilito: la corazzata Enrico Dandolo (progettata dal sopracitato Brin e radiata nel 1920); la gemella Caio Duilio; le due altre corazzate Giulio Cesare (varata nel 1911) e Lepanto (progettata anch’essa dal Brin e varata a Livorno nel 1883); gli incrociatori Etruria (varato nel 1891) e Vittor Pisani (impostato nel 1892). A quest’ultima lista potrebbe aggiungersi anche l’incrociatore Carlo Alberto (gemello del Vittor Pisani) giacché l’attuale via Manfredo Bertini (così intitolata nell’ottobre 1945) si chiamava in precedenza per l’appunto via Carlo Alberto. Nel novero non rientra via Legnano, strada chiusa compresa tra via Lepanto e via Bertini, che fu nominata assai posteriormente, nel 1951.

Infine una doverosa precisazione. Una prima intuizione in merito a quanto sopra esposto l’ebbe, anni fa il dott. Sergio Baccelli, a lungo responsabile dell’Ufficio Toponomastica e da pochi mesi nuovo direttore del Centro Documentario Storico del Comune di Viareggio. Per nostro conto ci siamo limitati ad approfondire quella ipotesi trovandola sostanzialmente verosimile.

Marco Lenci
Dalle strade alla storia

QUEGLI SCATTI AMBIENTATI A VIAREGGIO…

by · 16 aprile 2012 · Categoria: Viareggio 
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Si riuniranno a Parigi il 3 maggio in una solenne occasione, la celebrazione dei 30 anni di Guess con un faraonico party al George V, il “regista” e talent scout Paul Marciano, la supertop Claudia Schiffer e la fotografa Ellen Von Unwerth. In altri termini i tre protagonisti della campagna pubblicitaria del 1989 destinata a cambiare le sorti del brand facendone il faro della cool generation. Merito anche della star di quegli scatti in bianco e nero ambientati a Viareggio, la giunonica Schiffer che con le sue curve mozzafiato, le chiome da Barbie e labbra imbronciate alla B. B. sarebbe entrata di lì a poco nell’olimpo delle dive da passerella. Secondo Paul Marciano “l’Afrodite degli anni ‘90″ doveva incarnare la nuova Marilyn, ossia l’epitome del sex appeal anni ‘50 che coincide con l’essenza del marchio.

QUINDICI UOMINI SULLA CASSA DEL MORTO

by · 12 aprile 2012 · Categoria: Politica 
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Ma guardate che combinazione… sono quindici, al momento, i voti a favore della mozione di sfiducia nei confronti del Sindaco Luca Lunardini. E sono quindici i voti di chi, invece, potrebbe decidere, nel corso del Consiglio Comunale di martedì prossimo, di mantenere in vita una esperienza politico-amministrativa che, nei fatti, si è oramai conclusa. Lo conferma una Città allo sbando e lo confermano i cittadini che (colpevolmente), in numero sempre maggiore, “lasciano fare” indifferenti, delusi, schifati. Il nostro destino, allora, è nelle mani e nelle coscenze di quindici uomini, lo stesso numero dei pirati che troviamo nella canzone de L’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson… “Quindici uomini sulla cassa del morto, yo-ho-ho! E una bottiglia di rum per conforto!”

LA VILLA CHE FU DI FREGOLI CADE A PEZZI

by · 10 aprile 2012 · Categoria: Segnalazioni 
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La villa che fu di Leopoldo Fregoli – in viale Carducci angolo via Roma, visibile al minuto 6.40 di questo vecchio filmato – uno dei luoghi simbolo della vita culturale e mondana viareggina (e di riflesso nazionale visto il prestigio assunto in quel tempo dalla città) durante le favolose stagioni estive a cavallo tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, sta cadendo a pezzi e necessita non solo di essere salvaguardata ma doverosamente valorizzata attraverso la collocazione di una targa-ricordo.

Ma quanti viareggini la conoscono, quanti viareggini sanno che nella nostra città si è sviluppata in quegli anni una vera e propria CIVILTA’ DELLO SPETTACOLO…? A questo incredibile deficit di memoria storica cercherà di porre rimedio il nostro piccolo-grande seminario: DIVENTA DEPOSITARIO E PROMOTORE DEL PATRIMONIO STORICO-CULTURALE DELLA TUA CITTA’.

Riccardo Mazzoni

LE PISALANCHE

by · 10 aprile 2012 · Categoria: Viareggio Ieri 
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Ieri era Pasquetta, be mi tempi quando felice mi dondolavo sull’altalena in pineta di ponente. La “Festa delle Pisalanche” non e’ stata più organizzata, peccato chissà quanto si sarebbe divertita la mia nipotina. Enrica Del Dotto da Viareggiok Portale su Facebook. (Per ingrandire l’immagine clicca sul titolo).

VACANZE BREVI A PASQUA. SALE VIAREGGIO

by · 6 aprile 2012 · Categoria: Turismo 
2 Commenti

Nonostante il difficile momento di crisi gli italiani non rinunciano alle vacanze di Pasqua, che saranno brevi e a ridosso della festività. Un’indagine dell’osservatorio di Casa.it ha evidenziato come negli anni, per le ferie pasquali, le preferenze degli italiani si siano spostate su vacanze di breve durata per cui c’è stato un sensibile aumento delle richieste: +20% per le località balneari e +11% per le città d’arte del Belpaese.

Tra le principali località affacciate sul mare scelte per il ponte pasquale, prima fra tutte si colloca Viareggio che ha registrato un’impennata della domanda del +22%. A seguire nelle preferenze degli italiani compaiono Camaiore, Cervia, Varazze e Jesolo dove si attesta un incremento nelle richieste pari al 20%. Sanremo, Pietrasanta e San Benedetto del Tronto registrano un +18% rispetto al 2011, mentre Chiavari e Grosseto chiudono la classifica delle località balneari più richieste con un +15%.

Non sono da meno nei desideri dei vacanzieri le città d’arte tra cui Firenze la fa da padrona con un +17% nelle richieste di soggiorno nei giorni della festa. Seguono Palermo, dove si registra un +11% nelle richieste, Roma, Venezia e Napoli con una variazione positiva nella domanda di sistemazioni per il ponte pasquale pari al 15%.

www.borsaitaliana.it

AMORE PER VIAREGGIO

by · 5 aprile 2012 · Categoria: Contributi 
1 Commento

Bella mì Viareggio!!!
T’era già toccato il peggio,
l’attacco del gas forte
che ci ha portato sofferenza e morte..
Ma al peggio non c’è fine
e Viareggio non ha più trine:
quarant’anni fa qui c’era lo stile
oggi..ci fanno morì di bile!!!
“Vivere Viareggio”…Sì,…
ma domandiamoci :
“Come si fa a vive’ a Viareggio???”
“Come s’è fatto a rovinà un Paradiso??…
che di sole cose belle era intriso????
Mi dispiace veder la mì città
ricca di beltà
vedella trattata così con superficialità.
Perchè di questo si tratta:
superficialità e poi,
ignota sempre e comunque la responsabilità!!!!
Un andamo a cercà dopo di chi è la colpa,
vediamo di curà le cose bene prima
e andrà tutto meglio, ma per davero…
A me mi dispice vedè la mi’ città
così trattata e pensà..
che quando vado fori,
mi gonfio tutta e dico con orgoglio:
“Io..son di Viareggio, Città del Carnevale,
da noi un c’è nulla che va male…
Tutto è perfetto, dall’altre parti un è così…
ci scommetto!!!
Delafia…che bugia!!!!!
Leggo “Il Tirreno”
e la mì rabbia tengo a freno!!!
Leggo “La Nazione!
e mi vien l’agitazione!!!
Vedo Rete Versilia e
il fegato mi si abbilia…
Sento del Carnevale…
allora sì, mi sento proprio male!!!
Si cade su delle bischerate…
ma è possibile che le cose non possan venì ben preparate????
Mi viene una voglia…Ma una voglia…
d’andà in Comune
e comincià a tirà delle ciaffate…ma a tutti…ma forti…
ma delle ciaffate da risveglià il cervello e la coscienza…
perchè la mì Viareggio
un pole tenè così
un me la potete abbandonà…
dobbiamo tornà, come diceva Minà,
nella “Versilia degli anni ’60″
dove Viareggio di moda ne ha fatta tanta.
Io, che ormai son vecchia,
un voglio vive di ricordi..
voglio rivive quei momenti….
e ce la faremo…
se tutti uniti noi saremo…
l’obiettivo unico dobbiamo avè…
motivati forte dobbiamo essè….
lasciamo perdè colori e poltrone,
la politica sia alla città utile
e non cosa futile…
Coraggio, gente…..

Bella mì Viareggio!!!!! poesia scritta dalla maestra Antonella Ciardiello, mai parole furono più veritiere!

Maria Gallo

LA LIBERAZIONE DI VIAREGGIO

by · 4 aprile 2012 · Categoria: Politica 
1 Commento

L’esperienza amministrativa di Luca Lunardini potrebbe concludersi con la presentazione, non di una mozione di sfiducia da parte dell’opposizione, ma a causa della sottoscrizione di un documento che, secondo quanto scrive La Nazione, potrebbe essere il seguente:

La drammatica situazione finanziaria in cui versa il comune e la evidente incapacità di un sindaco e della sua giunta di adottare le soluzioni idonee ad arrestare la crisi complessiva che investe la città, rendono doverosa ed indispensabile, per il bene della città stessa, la chiusura immediata di questa pagina amministrativa attraverso l’approvazione della presente mozione.”

Una sorta di “Liberazione di Viareggio”, come l’ha definita Eugenio Vassalle, su cui potrebbero confluire le firme di 17 consiglieri comunali.

VOGLIAMO CHE TUTTO QUESTO CAOS SMETTA

by · 3 aprile 2012 · Categoria: Comunicati 
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Non vogliamo entrare nel merito delle dimissioni,del ritiro delle stesse, del gioco degli assessori o dei voti scambiati, non vogliamo sapere o condannare chi ha causato problemi o cambiato bandiera e tanto mano non vogliamo essere i paladini di in perbenismo ipocrita e distruttivo, ma vogliamo e qui siamo convinti e uniti, dicevo e sottolineo VOGLIAMO che tutto questo caos smetta, che questi 15 anni di politica disfattista siano spazzati via dai giornali, dai discorsi dei politici e dalle stanze buie del comune e inizino discussioni sui problemi veri della città!

Emergenza casa aiuto ai commercianti rilancio turistico aiuto alle famiglie emergenza sociale lavoro tasse bilancio e tanti altri che sembrano sempre passare in secondo piano, anche terzo o alle volte proprio non esistono nelle agende politiche proprio come il volto o il nome del cittadino cercato e importante solo nelle elezioni poi odiato e allontanato! Sarà demagogia, sarà il solito discorso campato in aria sarà lo specchio per le allodole ingenue, sarà quello che volete pensare ma l’unico dato di fatto e che noi ogni giorno cerchiamo di risolvere i problemi, di trovare nuove strade e parliamo con la gente delle loro difficoltà, saranno stupidi discorsi, certamente, allora vorrà dire che siamo stupida gente che vuole parlare della sua città, che vuole aiutare la propria città, che ama la propria bellissima perla del Tirreno la nostra Viareggio!!

Fambrini Donato
MNM 11911

IL SINDACO HA RITIRATO LE DIMISSIONI

by · 2 aprile 2012 · Categoria: Politica 
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Come era ampiamente previsto, il Sindaco Luca Lunardini ha ritirato le proprie dimissioni. Lo ha fatto protocollando una comunicazione ed avvertendo il Prefetto di Lucca. Questo il testo del documento: “La non accolta richiesta di concretizzare un confronto in sede consiliare conducendo al dibattito ed al voto la mozione presentata (Prot.gen.n° 13.03.2012) da 12 consiglieri di opposizione, entro i venti giorni successivi alle dimissioni da me presentate in data 14.03.2012 rende indispensabile il ritiro delle stesse al fine di permettere la realizzazione della seduta del Consiglio comunale. Ogni mia valutazione sarà nell’assoluto rispetto della trasparenza istituzionale, esposta e confrontata in quella sede. Con la presente pertanto ritiro le mie dimissioni presentate con Pro.Gen.n°15596 e ciò per gli effetti di cui all’art.53,3° e T.U.E.L. (D.Lgs 267/2000)”. Di seguito le motivazioni ufficiali: Read more

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