CHE TRISTEZZA, CHE SQUALLORE…
Ieri in pineta, in una giornata di festa già angustiata dal tempo incerto, scene assurde. Dodici auto dei carabinieri, due della polizia di stato ed un mezzo della celere a fare da scudo a quattro personaggi sotto un gazebino bianco e con altri quattro ascoltatori davanti all’ oratore di turno. Chissà come spiegare a mio figlio che è nell’ eta’ delle domande che quei tutori della sua sicurezza schierati in assetto antisommossa e tutte le altre divise presenti che, con tanta ingenuità da genitore, uno cerca di inculcare nella propria prole come punti di riferimento di tranquillità erano li davanti a scivoli e biciclette a nolo perche quei tre signori dovevano esprimere (probabilmente con la paura e la codardia di chi sa di voler solo provocare ed offendere la serenità della vita comune) il loro pensiero…
Ma fatemi capire: quegli oratori se credono in quello che dicono perche non lo fanno dove non creano problemi di convivenza? E tutti quei funzionari di stato pagati (poco tra le altre cose) da noi che ci stavano a fare? E ancora: se il comizio (veramente scarno in verità) era tale da suscitare problemi chi lo ha mai autorizzato in mezzo a vecchi e bambini? Che strano paese è diventato il nostro, che tristezza, che squallore!
Marklet
IL COLLETTIVO POLITICO CARACOL LASCIA RIFONDAZIONE COMUNISTA
La scelta appare obbligata dopo le scelte condotte in maniera difforme dalla normale convivenza democratica. Dopo che il segretario nazionale Paolo Ferrero aveva dato indicazione di svolgere le assemblee dei circoli e poi far votare il comitato politico federale riguardo l’appoggio al PD per le elezioni comunali, la segreteria di federazione in combutta con quella regionale ha deciso di infischiarsene delle indicazioni di Ferrero e procedere ad una forzatura. Il Caracol lascia Rifondazione, dunque, lo fa con amarezza per non essere riuscito a portare un’esperienza democratica in un partito dove il verticismo e le strutture piramidali la fanno da padrone. Come collettivo intendiamo inoltre chiarire che il Caracol NON dà indicazioni di voto per le prossime elezioni amministrative.
Nel frattempo proseguono le attività del circolo (scuola per ragazzi, alfabetizzazione delle donne migranti, unione inquilini, mentre il GAP riaprirà a settembre) ed è in fase organizzativa la festa, collegata anche alla Rete di Autorganizzazione Popolare, organizzazione nazionale che racchiude le pratiche sociali, che si svolgerà in zona stadio dei pini dal 19 al 28 luglio prossimi.
Assemblea di gestione circolo Caracol
“ESCO DA RIFONDAZIONE”
Esco da un Partito che non mi appartiene più, me ne vado amareggiato e con un fievole senso di sconfitta, quell’amaro in bocca per non essere riuscito a svolgere, insieme ai miei compagni, il percorso di rinnovamento politico all’interno del partito, di non aver portato alla vittoria il pensiero che un partito comunista potesse finalmente uscire dalla proprie stanze, che potesse riappropriarsi del vero senso della politica, quello di applicare le proprie ideologie al servizio del popolo.
In questa esperienza, ho però trovato un grosso tesoro, un gruppo di giovani compagni, che faticano e si sacrificano per un ideale, che hanno risollevato, oltre ogni confine storico pregiudiziale, il vero senso dell’essere comunisti. Sono entrato nelle case delle persone, ho ascoltato le loro disperazioni, ho atteso la fine delle loro lacrime e alcune volte mi sono emozionato con loro, ho lottato e lotto perché la mia idea di politica possa aiutare queste persone a non piangere più. Con il nostro lavoro abbiamo aiutato queste persone concretamente, abbiamo fatto capire loro che la politica non è solo quella che vedono in televisione, che la riappropriazione culturale alla lotta capitalistica parte proprio da queste pratiche e che con noi troveranno sempre dei compagni con cui lottare.
Questo è essere comunisti, per me.
Quando vedo che tutto questo potrebbe finire per colpa di chi vuole a tutti i costi non ascoltare questi pianti, capisco che è giunto il momento di lasciare il partito. La mia Rifondazione doveva essere un partito apprezzato dai lavoratori, dagli ultimi e dai dimenticati, volevo che Rifondazione mettesse in pratica con il popolo e per il popolo la lotta di classe fatta dal basso, volevo che si smettesse di ricorrere ai soliti stratagemmi da burocrati incalliti attuati dai dirigenti del partito, speravo che lottare nei quartieri con gli operai, con i senza tetto, con famiglie in crisi economica, con i precari e i pensionati, con gli immigrati e con i giovani, fosse il più bel gesto politico che un uomo potesse dare alla salvaguardia della collettività sociale.
Credevo che le contro proposte politiche che elaboriamo ogni giorno, potessero veramente cambiare loro la vita. Credevo che tutto questo potesse essere supportato dai miei valori e dai miei principi che si basano sull’idea di una politica fatta per la libertà, per l’uguaglianza e per la ribellione alle ingiustizie e credevo che il collante perfetto per tutto questo fosse il Partito di Rifondazione Comunista. Sentirò sempre la necessità di appartenere ad un partito giusto che lotti per la libertà del suo popolo.
Il partito in cui io militavo e in cui avrei voluto militare non esiste più, localmente è stato dilaniato da un gruppo dirigente attento solo agli inciuci politici, un gruppo dirigente che attacca dall’interno il lavoro dei giovani, che si permette di sospendermi per 6 mesi per aver espresso pubblicamente il mio pensiero su di loro, un gruppo dirigente impegnato solo nelle lotte interne di partito, attento solo allo statuto. Non posso più stare in un partito con dirigenti che hanno valicato ogni limite di rapporto democratico con i propri iscritti, che hanno offeso l’essenza comunista e che hanno riportato indietro di 50 anni il modo di far politica, pretendendo in maniera autoreferenziale, di governare il partito da soli, non accettando sia i percorsi democratici sia i consensi di massa che vengono manifestati all’area giovanile del partito. So di essere e di agire nel giusto e per coerenza lascio a testa alta.
Lascio il Partito anche perché mi vede ormai in contraddizione con le volontà nazionali dello stesso, con la mattanza elettorale che abbiamo subito siamo ormai un cadavere da resuscitare, continuiamo a cercare la coalizione, l’appoggio e la considerazione di una classe politica italiana che ormai non ci rappresenta più o almeno personalmente non mi ha mai rappresentato. Non possiamo predicare alla coerenza se poi il partito è il primo a non rispettarla, non possiamo continuare ad apparire come ai nostri elettori in modalità “due facce” dove al nazionale si predica una linea politica e localmente si va nella direzione opposta; credo che la mancanza di chiarezza del partito riguardante l’alleanza con il Partito Democratico e con il centro sinistra che lo appoggia, sia un nodo cruciale della problematica interna.
Il sentimento d’amore che mi ha sempre spinto alla politica è l’odio per l’indifferenza, mai potrò esimermi dall’interesse per ciò che mi circonda, e non potrò mai ritirarmi dalla lotta per cambiare lo stato attuale delle cose, per questo un partito che non resiste più, ma che naviga su zattere precarie, non ha più modo di appartenermi. Resistere è la più bella forma di rispetto per il proprio onore, è la più bella dimostrazione di coerenza ai propri pensieri; resistere anche sapendo di combattere una battaglia forse persa, significa distinguersi dalla massa di indifferenza che si dilaga come una metastasi senza freni; resistere è doveroso per chi non può farlo, resistere porta a ribellarsi.
L’amore per la resistenza e per la ribellione, sarà sempre parte della mia coscienza e con esse affronterò ogni attimo della mia vita, mai e poi mai smetterò di lottare, mai e poi mai mi arrenderò a chi mi vuole diverso e più incline ai semplici sistemi di utilizzo mediatico delle masse. In me troveranno sempre una impenetrabile voglia di disobbedienza per il raggiungimento della libertà di ogni popolo.
Anche se continuerò sempre a rivedermi in molte lotte del partito, dispiaciuto lo saluto e ringrazio, per avermi dato ugualmente la possibilità di accrescere la mia formazione politica in questi anni.
Michelangelo Di Beo
MASSIMO MALLEGNI DA… LOTTA E DA GOVERNO
Nei giorni scorsi la autocandidatura a Sindaco della Versilia. Poi si è accorto che il comune unico non c’è ancora, si è ricordato che lui in dieci anni non aveva fatto nulla, e allora auto candidatura a sindaco di Viareggio. Per inciso il bilancio di Viareggio è già stato devastato da un altro collega del suo stesso partito: arriva tardi. Il 25 Aprile, dopo aver fatto colazione, si fa fotografare ad omaggiate i caduti alleati della seconda guerra mondiale: colpa della sinistra che non vuole una memoria condivisa. Deve aver fatto una colazione pesante.
Nella foto che lo ritrae, si vede infatti la corona che l’Amministrazione comunale, insieme alle forze di arma, combattenti, mutilati e invalidi, ANPI avevano già apposto prima della sua scenetta. Val la pena ricordare che le istituzioni democratiche rappresentano TUTTI i cittadini. Avrebbe potuto venire ad rendere omaggio con noi, anche ai connazionali e ai partigiani caduti per la nostra democrazia, al monumento di Piazza Statuto, dell’Osterietta, a Querceta con l’apposizione di una targa, e alla bella cerimonia di Seravezza.
Oppure sarebbe potuto andare a Sant’Anna. Ma ha preferito fare un giretto con gli amici di colazione. Oggi Mallegni si scopre antifascista e questo non può che farci piacere. Non ci siamo però dimenticati del celebre bustino che appose sulla sua scrivania dopo il suo insediamento a Sindaco: a imperitura memoria che il Sindaco rappresenta TUTTI i cittadini.
Giuseppe Dello Sbarba
segretario PD Pietrasanta
VOTA PDT
Nell’affollato cielo delle liste ellettorali che si presenteranno alle amministrative di maggio, ecco apparire anche il PDT (Partito di Testa). La presentazione ufficiale è avvenuta tramite la distribuzione di queste cartoline – programma. Il candidato a Sindaco è Blablando La Vanvera ed il suo programma si sintetizza in queste poche parole che compaiono nel retro della cartolina: “Lavoreremo sul bilancio per una Viareggio Perla del Tirreno. Perchè noi più degli altri siamo bravi per rilanciare lo sviluppo della Città!” E, inoltre: “Referendum fra i cittadini per la lista che dice più bugie! Chi avrà più segnalazioni riceverà il premio Pinocchio“.
PD DI VIAREGGIO TRA ACCUSE E VELENI
Momento drammatico per il Pd che deve fare i conti con una crisi esplosiva, con l’inderogabile esigenza di cambiare (nel segno della trasparenza e del rinnovamento) e con una base imbufalita e delusa che occupa le sedi. Stessi concetti che valgono anche per Viareggio e per la Versilia. Domani sera è stata indetta l’assemblea territoriale, il candidato a Sindaco Leonardo Betti denuncia minacce e condizionamenti, Antonio Nicoletti (e non solo) lanciano gravissime accuse in merito all’esclusione dalla lista dei candidati consiglieri comunali di Giulio Barsacchi e il segretario della Federazione Versiliese Alberto Corsetti annuncia le sue dimissioni.
Questo l’articolo pubblicato da Il Tirreno:
«Mi sento un segretario dimesso…». Alberto Corsetti, alla guida del Partito democratico versiliese, parla così nel sabato mattina che traghetterà il Pd nazionale verso la “zattera” di salvezza dell’elezione di Napolitano per il secondo mandato. «Non ho più nessuna intenzione di restare in un partito dove non ci si può fidare di nessuno», aggiunge Corsetti. Specificando di restare in sella, per il momento, solo perché a Viareggio si vota ed il passaggio non è certo dei più facili.
«Dovevamo sganciarci dal governo Monti a luglio, dovevamo prendere 5 punti in più come coalizione, alle elezioni. Questi – prosegue Corsetti – sono gli unici due dati oggettivi che sono riuscito ad analizzare, senza rischiare di dovermi guardare “C’è posta per te” o “Amici”, per capire meglio in che razza di situazione ci stavamo infilando. Poi pensavamo che a Bersani sarebbe spettato di provare a fare un governo e giù schiaffi prima dai grillini in streaming e poi da Napolitano che ha optato per i 10 saggi».
Alla fine – ricostruisce Corsetti – «tutto sembrava si giocasse sul nome di Rodotà, un caro compagno molto preparato e improvvisamente diventato di moda in tutte le salse. Io l’ho pure conosciuto come Presidente del PdS, sarebbe stata una scelta ragionevole, ma non credevo che fosse così apprezzato nel nostro bel Paese. Mi fa molto piacere. Alla fine, però, con un colpo di reni il Pd, in una bella mattinata romana, esce con la proposta acclamata all’unanimità da tutti gli elettori del Presidente della Repubblica: proponiamo Romano Prodi. Non sapevamo che non erano proprio tutti e che diversi, tanti, volevano invece provare l’ebbrezza del cecchino o del franco tiratore».
La conclusione della storia, così come la racconta Corsetti e come l’abbiamo tutti vissuta in questi giorni è più amara che amara non ce n’è: «Grillo i ha annunciato trionfalmente: “è ufficiale Bersani si è dimesso” e giù grida di gioia, urla e insulti. Caro Beppe, non siete stati voi a mandare a casa il segretario del Pd. Come al solito, siamo stati noi del Pd».
Donatella Francesconi
Iltirreno.it
ASSEMBLEA TERRITORIALE DEL PD
In questa situazione politica così confusa abbiamo ritenuto doveroso convocare un’assemblea territoriale del PD Versilia -aperta a tutti gli iscritti e simpatizzati- per martedì 23 aprile alle 21.00 in sala Sbrana (via Regia, 68 -Viareggio). All’ordine del giorno la situazione politica nazionale, le decisioni che il PD dovrà prendere nelle prossime ore e il documento presentato dai GD Versilia (che alleghiamo in calce).
Il presidente dell’Assemblea
Simone Leo
101 traditori hanno distrutto il PD, chiuso a ogni prospettiva di svolta nella vita politica e consegnato l’Italia di nuovo alle larghe intese tradendo la voglia di cambiamento che si era espressa nel voto. Da settimane abbiamo ribadito il no al governassimo, dopo l’esperienza sterile dei 16 mesi del governo Monti.
Sulla scelta del Quirinale il PD ha dimostrato di non esser un partito, senza un gruppo dirigente coeso e solidale, senza la capacità di interpretare la voglia di cambiare della sua base, dei suoi militanti, degli elettori e del Paese tutto.
Non lasceremo alla deriva il nostro partito, l’abbiamo costruito in questi anni. Chi festeggia e chi ha tradito non merita il nostro impegno e la nostra passione: non è il loro partito. E’ il nostro. Ci sono migliaia di persone che l’hanno costruito senza avere padroni ne poltrone, perché credevano in un progetto e in delle idee. Quelle del PD, le idee che per inseguire ambizioni personali e vecchi riti sono state tradite. I responsabili di questo fallimento devono andarsene, subito. Il segretario del PD ha fatto un passo indietro, ma devono farlo in tanti: tutti quelli che sono stati protagonisti di questa vicenda e delle divisioni degli ultimi mesi, spesso basate più su logiche interne che sulle esigenze del Paese.
Tutto questo mentre non ci sono più soldi per pagare la cassa integrazione, lavoratori e imprenditori continuano a uccidersi per mancanza di lavoro, una generazione sta soffocando ed ha come alternativa soltanto la fuga.
Gli ultimi giorni hanno prodotto una frattura enorme nel centrosinistra e tra il centrosinistra e il suo popolo. Adesso serve un congresso per capire da dove ripartire, un congresso in cui non ci si conti solo nei gazebo ma si apra una discussione nella società per provare a riconnettersi con i cittadini.
Non bruciamo le tessere e non ce ne andiamo, spenderemo ogni energia per ridare dignità e speranza a chi oggi è deluso, andando in ogni spazio che possa essere cantiere di una sinistra che non abbia l’ansia di governare fine a sé stessa ma quella di vincere per cambiare il Paese e l’Europa. Le ragioni del nostro impegno staranno nella necessità di dare risposte partendo dagli ultimi e da chi ha bisogno della sinistra, non nel difendere una classe dirigente che si è dimostrata completamente distante dalla realtà e più impegnata in discussioni interne che nel tentativo di mettersi al servizio del Paese.
VIAREGGIO RICERCA ASSESSORI / CANDIDATURE
Il gruppo V2.ZERO promuove un progetto partecipativo indirizzato a tutti i cittadini di Viareggio con lo scopo di coinvolgere le migliori competenze per un nuovo governo della città. Il progetto prevede che i cittadini possano intervenire (prima delle elezioni) individuando persone che per competenza, onestà, trasparenza e visione rappresenteranno un valido gruppo dal quale il futuro sindaco potrà scegliere la squadra di cui Viareggio ha bisogno, compatibilmente con la sua visione politica di governo della città. Read more
L’ ONOREVOLE MORGANTI ESPULSO DALLA LEGA NORD
Claudio Morganti, europarlamentare toscano eletto nelle fila della Lega Nord, è stato espulso dal Carroccio. A renderlo noto è lo stesso Morganti che confessa di averlo saputo «tramite alcuni militanti che hanno postato la notizia su Facebook. Non ho ricevuto ancora alcuna comunicazione ufficiale, ma sono orgoglioso di essere stato espulso da questa Lega, diretta da un comitato di affari a cui non interessano più i valori fondanti della Lega Nord e di cui non ho voluto far parte. Se le motivazioni della mia espulsione sono quelle di aver dissentito dallo slogan “Prima il Nord”, a cui ho sempre preferito “Prima la Toscana”, di essermi detto contrario al trattenimento del 75% delle tasse che avrebbe privato la mia regione di ben 5 miliardi di euro l’anno, e soprattutto di essermi opposto a rilegare la Toscana a colonia e serva del domino lombardo–veneto, lo rifarei altre 10, 100, 1000 volte. In questa Lega non è consentito dissentire e pensarla diversamente in perfetto stile fascista. Per questo sono stati espulsi decine di militanti in Toscana, e così è stato anche per me. Alle esecuzioni di espulsioni interne, ormai quotidiane, personalmente preferisco parlare di espulsioni per i clandestini, per gli irregolari e per chi viene nel nostro Paese per imporre le proprie regole.
Con queste epurazioni, la Lega Nord e il “nuovo corso” hanno dimostrato di essere uguali agli altri partiti, anzi peggio. Il commissario della Toscana, Gianni Fava, e i suoi soldatini non hanno avuto il coraggio di comunicarmi la sanzione; Fava, quel grande cuor di leone che professa di voler fare la rivoluzione, ma che a Roma si trova talmente bene da non aver ancora rinunciato alla poltrona più redditizia di parlamentare nonostante sia anche assessore in Regione Lombardia. Mi sorprese – ricorda Morganti – la prima volta che conobbi l’onorevole Fava in Toscana: anziché chiedermi della situazione politica mi invitò a fissare un appuntamento con il sindaco di Prato, Roberto Cenni, perché lui e i soci di un’azienda non erano soddisfatti degli investimenti sui rifiuti fatti in Toscana…». Morganti, nel 2008 è stato eletto segretario toscano della Lega Nord, per poi dimettersi nel 2011 e aprire così al periodo di commissariamento. Nel 2009 è stato eletto al Parlamento Europeo e dallo scorso dicembre è stato sospeso perché “troppo presente sui media”. Ad oggi, i tesserati in Toscana sono poche centinaia, rispetto al grande exploit di oltre tremila tesserati sotto la segreteria Morganti.
«In Lega – afferma Morganti – si pensa ad eliminare la gente onesta e coerente con i propri ideali invece di chi continua a fare il militante nonostante abbia comprato con soldi pubblici le cartucce per andare a caccia e di chi, sempre con soldi pubblici, abbia pagato il ricevimento di nozze della figlia. Per quanto mi riguarda – termina –, continuerò a lavorare per i toscani e per portare al Parlamento europeo le istanze della mia gente. Continuerò col mio intento di riportare di moda le parole “onestà” e “merito” nel mondo della politica».
LA CASA COMUNE
Lo Stato? Ormai questa parola suscita un sentimento di estraneità,se non peggio. E’ sinonimo di sprechi me corruzione. “Il nemico” che ci rapina con balzelli opprimenti e spreme i fessi che pagano le tasse. Purtroppo lo Stato è diventato questo. E ci vorranno decenni per ridare un senso diverso a una parola logora e maltrattata. Ma lo Stato, dobbiamo ricordarlo, non è un entità distante. E’ l`insieme dei cittadini, la casa comune, siamo noi. Una costruzione che ha richiesto secoli di fatiche e sacrifici.
Ma perchè le parole non diventino vuote, stucchevoli e perfino ostili, ostaggio di discorsi retorici,devono farsi concrete. Ci si batte per difendere le idee, sopratutto le grandi, come appunto quelle di Stato se sanno tradursi in vita reale. I principi ancora attualissimi della
nostra Costituzione si fanno vivi nel sostegno che lo Stato può e deve fornirci. Nei servizi pubblici, prima di tutto. Lo Stato sono allora gli ospedali, le guardie mediche ridotte all`osso, cui affidiamo il bene più prezioso: la vita. Lo Stato sono gli asili e le scuole che vanno a pezzi e sopravvivono grazie alla buona volontà degli insegnanti. Sono le Poste che portano agli anziani,le pensioni e sono un presidio nei paesi e quartieri dimenticati. Sono i servizi sociali che, se assenti, fanno scivolare le famiglie verso l’ emarginazione e aprono ai vecchi le porte di istituti lager. Lo Stato sono i bus, i treni maleodoranti che ogni giorno ci portano al lavoro; quante ore, giorni perdiamo ogni anno sui mezzi lenti ed insicuri, su treni che sono sempre in ritardo, mentre le compagnie aeree sono portate al fallimento da chi si era presentato come “patriota”.
Abbiamo dato per scontato, conquiste che oggi stiamo perdendo, e solo adesso ci accorgiamo dei danni che questo comporta alle nostre vite, ma anche all’ economia. Intanto mentre si dibatte di coalizioni e poltrone,si tace sui 300 miliardi che ogni anno vanno in fumo tra evasione, corruzione e mafie varie. Basterebbero per evitare tagli e per darci servizi sociali da Svezia. Ecco questo sarebbe lo Stato. E alla fine il danno piu` grave non è il bus in ritardo, ma la perdita di fiducia nell`Italia,che dovrebbe essere il nostro destino comune. Il ventenne genovese Walter Fillac, prima di essere ucciso dai nazi-fascisti, scrisse: “Ho amato sopra tutto i miei ideali, cosciente che avrei dovuto dare tutto anche la vita… affronto la morte con la calma dei forti“.
Chissà cosa penserebbe oggi vedendo il suo Paese che smarrisce i traguardi e lascia spegnere i diritti, per i quali con i suoi compagni affrontò il sacrificio.
Luca Lazzari
PD TOSCANO, IL VECCHIO E IL NUOVO
In Sicilia con Rosario Crocetta cambia il vento; in Toscana, niente, l’aria non si muove, la vecchia guardia Pd non molla. C’era l’occasione di dare un segnale di unità e di forza scegliendo anche Matteo Renzi tra i grandi elettori del capo dello Stato, l’hanno vinta invece le antipatie, le rivalità, le gelosie. La lotta continua. Nessun riguardo per il grande successo popolare ottenuto dal Sindaco di Firenze alle primarie. La nomenclatura toscana non perdona; chi non ne fa parte paga dazio.
Questa è la triste constatazione che si ricava dall’ultima votazione in consiglio regionale. Un Pd litigioso, incapace di cogliere novità e stimoli provenienti dalla società, preoccupato per il sorgere di nuove energie tra i suoi aderenti (anziché esserne fiero e affiancarle) non può che galleggiare in acque che gli sconvolgimenti politici in atto (vedi il M5S) rendono pericolose.
Se si vuole un partito all’altezza delle sfide di questi tempi difficili, aperto alla partecipazione, ricco di sensibilità e di corrispondenze con l’anima popolare, il Pd deve disfarsi delle pratiche partitiche consuete, di metodi assimilabili a quelli dei vecchi detentori dei pacchetti di tessere. Il compito della nuova generazione che si è affacciata alla politica, e che ha in Renzi la sua bandiera, non è facile, ma non impossibile.
Antonio Carollo
LA STORIA INSEGNA
Gli uomini scriveva Machiavelli “si debbono o vezzeggiare o spegnere” vale a dire che un avversario politico pericoloso o lo distruggi completamente o lo accontenti, ma mai e poi mai, lo offendi e gli lasci il modo di vendicarsi. Proprio questo hanno fatto gli antagonisti di Berlusconi, PD in testa (ma non il M5 stelle che rimane coerente con le sue scelte e per questo ingiustamente criticato). Il PD ha scelto di non scegliere ed ha adottato “la via di mezzo” con il rischio di pagare a caro prezzo questa sua indecisione (scissione sempre più probabile). E allora ricominciamo dai fondamenti: non si possono lasciare passare le occasioni di vincere, quando si presentano. La Storia ancora una volta insegna….
Luca Lazzari
RINNOVATE LE CARICHE DEL PLI DI VIAREGGIO
Si è tenuto ieri a Viareggio l’annuale incontro organizzativo dei Liberali per Viareggio – PLI (Partito Liberale Italiano) durante il quale sono state rinnovate le cariche interne del Partito e votata la direzione comunale. E’ stato eletto segretario comunale del Partito Liberale Italiano di Viareggio Maurizio Rosellini, la presidenza è andata a Paolo Tambini. Il segretario comunale ha nominato tesoriere Arturo Faraoni. A Gianfranco Baldini è stata affidata al direzione del “Centro Studi per la diffusione della Cultura Liberale”.
Completa la direzione Paolo Jellersitz, che è tra l’altro responsabile provinciale della Gioventù Liberale. Nella stessa riunione Luisella Audero è stata eletta coordinatrice dei sette comuni della Versilia. Era presente alla riunione Claudio Gentile, responsabile nazionale Enti locali del Partito Liberale Italiano.
LASCIO RIFONDAZIONE
Lascio Rifondazione Comunista, il Partito nel quale ho militato 18 anni, per il quale sono stato consigliere comunale e capogruppo nel comune di Camaiore per 14 anni, nel quale mi sono formato, sono cresciuto ed ho speso metà della mia vita.
Lascio Rifondazione perché il Partito che conoscevo non esiste più. Dilaniato da guerre interne, con una credibilità bassissima, con conflitti di posizione e interessi personali che la fanno da padrone, con un seguito tra la gente che ormai è finito a causa delle incoerenze, del dire cose poi farne altre, di gettarsi in progetti politici senza capo né coda, volti solo a mantenere i posti di una classe dirigente mediocre che sembra essere terrorizzata dal cambiamento, dall’ apertura all’ esterno.
La mozione congressuale del congresso di Chianciano diceva, riprendendo la famosa frase di Majakovskij, “esci partito dalle tue stanze, torna amico dei ragazzi di strada”. Invece il partito si è chiuso sempre più in sé stesso, autoreferenziale al massimo,riproducendo schemi, anche comunicativi, propri degli anni 50 e 60 del secolo scorso. Il partito è in mano principalmente a dei burocrati stalinisti che almeno a livello locale e regionale bloccano sistematicamente ogni operazione di rinnovamento, ti ostacolano, usano mezzucci per evitare il confronto, per far esprimere gli iscritti. A questo giochino insopportabile non sono più disposto a parteciparvi. In questo teatrino dove i dirigenti di un partito sulla via del tramonto si atteggiano a grandi politici e vanno in giro tronfi perdendo completamente di vista la realtà della nostra gente non mi interessa più starci.
Rifondazione,la Rifondazione di Genova e aperta ai movimenti , quella che discuteva e si confrontava ma che aveva un obiettivo comune è sparita, finita. Spero che ora si apra una stagione diversa, molti in questi giorni in tutta Italia stanno facendo la mia stessa scelta, è il momento di riflettere e anche di sotterrare le asce di guerra che per troppo tempo ci siamo dovuti portare appresso, di concentrarsi sugli obiettivi. Fare politica significa questo, non stare a fare guerre interne ed infinite che vengono gestite malissimo dalle dirigenze che sono schierate e mai super partes. Un esempio lampante lo abbiamo in Versilia,esempio chiaro per chi ha seguito gli ultimi sviluppi.
Lascio Rifondazione dunque, so che sulla mia strada ritroverò molti compagni validi, gente pronta come me a mettersi sempre in discussione e con la quale voglio continuare a far politica, perché lascio un partito ma non smetto di certo oggi il mio impegno. Tante idee e tante energie troveremo di nuovo per migliorare la nostra malconcia società. Se saremo bravi riusciremo a ritrovare un consenso tra la gente che ci permetta di lavorare all’ obiettivo di un cambiamento del mondo in cui viviamo.Tutto questo tenterò – tenteremo – di farlo dal basso, attraverso la partecipazione, il voto, l’assemblea, il confronto. Come piace a me, come non piace a lorsignori convinti di aver la verità pronta, convinti di non doversi mai mettere in discussione.
Grazie comunque vecchio Partito mio. Ho imparato molte cose. Non le dimenticherò.
Jan Vecoli
QUANDO LA POLITICA E’ LONTANA DAI CITTADINI
Eh sì, mai come adesso assistiamo allo scoramento della Politica verso i problemi del Paese e dei cittadini. In questi giorni abbiamo un Presidente del Consiglio incaricato, che invece di andare dritto alla risoluzione del problema, ci gira intorno. Doveva perdere giorni per consultare associazioni e sindacati per sapere come stà il Paese? Perchè, da sè, non lo sa? Se non lo sa, è perchè la politica viaggia a rilento rispetto ai problemi delle famiglie e delle imprese. Eppure ha appoggiato TUTTE le riforme e leggi che gli passava il Premier dimissionario Monti.
Ha fatto, bene inteso con altri, tabula rasa. Ha impoverito famiglie, imprese, creato quel “gran casino” che sono gli esodati, ma tanto lui stipendio, pensione, benefit,ecc.. ce l’ha. Ha allontanato la pensione ai cittadini. Forse non se lo ricorda? E adesso s’assiste al balletto, con chi mi metto? Sembra quando eravamo noi ragazzini e a quella che ci piaceva le si diceva. “Mi voi, ti vò”. Vuole andare con Monti e questi gli direbbe anche di sì, ma non basta, vuole andare con Grillo, il quale, tutti i giorni gli risponde picche: ” Un sei il mì tipo”. Con l’unico che ci starebbe, non ci vuole andare, Berlusconi. Allora ci tiene a risollevare questo straccio di Paese? E allora che si turi il naso e acconsenta alle avance del Cavaliere.
Faccia un accordo temporaneo, per fare qualche riforma e prendere qualche decisione per togliere il Paese dalle sabbie mobili. Poi si potrà pensare di rivotare nuovamente. A peggiorare la situazione c’è il “semestre bianco” di Napolitano, ma non era comincito già prima dello scioglimento delle Camere, che ha portato il Paese in questa condizione? Oddio c’ha influito in maniera forte, il non aver voluto dare ascolto a quello che Napolitano, per un anno e mezzo s’è sgolato di implorare, fare la riforma elettorale. D’altronde questo è l’unico modo di avere una maggioranza in Parlamento, visto che i grillini gli tirano le palle di neve.
Cosa spera? In un appoggio esterno? Da parte di chi? Magari da parte di senatori, che tenendolo “per le palle”, lo fanno viaggire sulla lama di un coltello, sempre pronti a dargli una spallata? Mi ricordo quando, nel corso dell’anno appena passato e in prossimità delle elezioni, che “non voleva vincere sulle macerie”, ebbene c’è riuscito. Oppure che vinceva a mani basse, ed è stato accontentato. Certo di punto in bianco dover rincorrere qulcunio è faticoso e stancante, fintanto che i suoi non gli presenteranno il conto, allora saranno dolori, anche forti. Adesso vuole dare ad altri la responsabilità di una decisione? Mah.
Giovedì s’avvicina velocemente.
Nello Patalani
CIMA CANDIDATO SINDACO DEL PDL?
Dopo un lunghissimo periodo di riflessione e consultazioni, pare che il PDL abbia scelto il proprio candidato a Sindaco alle prossime elezioni politiche amministrative. L’annuncio arriva da La Nazione che, con un articolo a firma di Beppe Nelli, fa il nome di Antonio Cima. L’ufficializzazione dovrebbe arrivare domani, ma l’anticipazione ha creato non poche perplessità considerando che Cima è già stato Sindaco di Viareggio nei lontani primi anni ’90 ed era stato “riscoperto” da Luca Lunardini che lo aveva voluto nella sua Giunta, poi così miseramente naufragata.
VIA PARCHEGGIATORI E VUCUMPRA’ DALLA VERSILIA
Il Partito Liberale di Viareggio torna sul tema sicurezza dopo il gravissimo episodio avvenuto al Versilia e le offese di cui è stato oggetto lo stesso neo segretario PLI di Viareggio Maurizio Rosellini. Aggredito verbalmente in piazza Nieri e Paolini. Fuori i vuparcheggià e i vuccomprà dalle strade e spiagge della Versilia.
La provocazione forte viene dall’ intolleranza della cittadinanza davanti ai continui soprusi e minacce alla sicurezza del cittadino inerme (vedi articoli già pubblicati su Tirreno e Nazione) alle continue pressanti vessazioni da parte di etnie parassitarie che come pidocchi fastidiosi si cibano di scaglie monetarie, rosicchiando quel poco che rimane del reddito familiare.Perchè questi senegalesi, marocchini, ecc, non vanno davanti a Palazzo Chigi o a Palazzo Madama ad infastidire quelli che rappresentano le nostre più alte istituzioni rendendo visibile la loro presenza e i loro problemi irrisolti?
Le forze dell’ordine per certi versi non possono agire: una volta identificati, questi individui, vengono rilasciati, in fondo l’accattonaggio non è più un reato. E anche se molestano o minacciano pochi cittadini hanno il coraggio di denunciare il sopruso. E così alla fine la paura e l’omertà finiscono per ledere fortemente sulla libertà di tutti gli abitanti della versilia e dei futuri turisti che si troveranno nelle stesse nostre condizioni Sono mesi che si esternano problematiche inerenti la sicurezza e la voglia di una vita NORMALE: siamo stati il paese dell’accoglienza, della carità cristiana e laica, abbiamo sudato e sacrificato i nostri figli per dare un po’ di dignità a chi non ne aveva avuta, spezzando la radice razzista che cresceva dentro di noi, cercando convivenza pacifica nel rispetto dell’individuo.
Ma tutto questo non può essere a senso unico: è necessario, indispensabile, che chi vive nel nostro paese cominci ad avere rispetto, rispetto che noi abbiamo guadagnato e come noi i nostri padri, nelle trincee di una guerra che è costata lutti e sangue. Rispetto: in questa parola c’è la chiave di volta del nostro e del loro vivere. Diversamente la frattura che ora è a ancora sanabile diverrà di volta in volta più profonda, allontanando i valori ed i principi che come civiltà ci siamo dati portando il livello di scoramento ad un implosione con risultati non quantificabili.
Noi Liberali presenteremo uno o più esposti alla Procura della Repubblica al fine di prospettare la grave problematicità che rappresentano per la sicurezza di anziani e donne queste persone che non si limitano a “offrire” un parcheggio, ma pretendono, esigono un euro e arrivano alle minacce anche fisiche per ottenerlo. Auspichiamo inoltre che le amministrazioni dell’Asl e dei sette comuni della Versilia finalmente vogliano affrontare di petto questo problema, ascoltando le istanze dei cittadini.
Partito Liberale di Viareggio
QUALCUNO HA LETTO L’ARTICOLO 94 DELLA COSTITUZIONE?
Qualcuno ha letto l’art.94 della Costituzione? Ieri durante le dichiarazioni finali e l’investitura di Bersani, da parte di Napilitano, il Presidente ha fatto riferimento al primo comma dell’art.94 , me lo sono andato a leggere, articolo che così recita:
“Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.”
Quindi Napolitano ha dato l’incarico a Bersani dicendogli di verificare se ci sono i numeri per una maggioranza di Governo, e per il primo comma dell’art.94, è la prima volta che un Presidente incarica un politico facendovi riferimento diretto, deve avere la fiducia e quindi la maggioranza in entrambe le Camere, e di riferire tempestivamente. Il Premier incaricato può trovare una maggioranza in Parlamento, come? Dipende da lui e dai mal di pancia della sua coalizione. Ci sono due alternative o si allea con Berlusconi o lo fa con Grillo. E qui cominciano i problemi.
Berlusconi s’è detto disponibile ad un Governo “dalle larghe intese”, chiaramete chiedendo qualcosa in cambio, come è logico che sia, perchè il coltello dalla parte del manico, purtroppo, Bersani non ce l’ha. E qui scoppieranno i mal di pancia intestinali del suo Gruppo, perchè nessuno vuol sentire parlare di allearsi con il “trombeur de femmes”, il quale ha già predisposto tutto, vacanze di Pasqua insieme a Villa Certosa in Costa Smeralda. Dopodichè apparizione in Piazzetta a Porto Cervo a leccare il gelato, con le foto di rito tutti sorridenti. Se resta il tempo una partita a tennis, o una scappatina al Billionaire di Briatore. E qui che diranno i piddini? Visto che Renzi, per una cena ad Arcore, fu attaccato di aver subito le influenze liberali del Berlusca, con quello che ne è seguito?
Oppure una cena in pizzeria con Grillo, perchè i grillini sono più pratici, più alla mano. E qui cominciano i dolori, sempre intestinali, perche il Beppe ha fatto sapere, più volte ed in continuazione, che non ne vuol sentire parlare, è più sordo un sordo o uno che non vuol sentire? Sono mesi che glielo ripete, ma Pierluigi fa lo gnorri. E’ come quando una coppia scoppia ed uno dei due non ci vuol credere, allora si ricorre ad una cena chiarificatrice, che quasi tutte le volte, finisce con il lancio dei piatti, e in questo caso, della pizza con la mozzarella. E allora visto che il Presidente gli ha chiesto di cercare una maggioranza, Bersani, ha una sola possibilità, turarsi il naso e comperarsi il costume da bagno, per il mare limpido sardo.
Altrimenti, beh altrimenti, la strada diventa tortuosa e le possibilità per formare un Governo per il Paese, seppur limitato nel tempo, sono due. Una è quella che prospettai qualche giorno fa, l’altra il ritorno di un tecnico o di un’ alta personalità Istituzionale, sospendendo un’altra volta la politica diretta del Paese. E qui Bersani non potrà dire di no.
Quindi a Bersani un in bocca al lupo, e speriamo che il lupo non abbia fame, e sonni tranquilli, speriamo che non abbia degli incubi. E meditare, meditare, meditare. Si rammenti il comportamento che tenne, negli anni ’70, una persona indimenticabile che portava il nome di Enrico Berlinguer. Anche volendo, le elezioni, prima dell’autunno, non si potranno tenere. In vista di una nuova tornata elettorale, i cassieri, o meglio i curatori del tesoro dei Partiti, si stanno di già sfregando le mani, altri milioni in arrivo.
Nello Patalani
IO LO AVEVO DETTO
Qualche tempo fa, all’indomani delle elezioni, scrissi questo post. Scommettiamo che c’ho preso? Nel senso che il Presidente della Repubblica, Napolitano, darà un incarico pieno, perchè, per la Costituzione, non può essere altrimenti, a Bersani. Gli incarichi esplorativi non sono contemplati dalla Costituzione, ma sono stati resi, nel tempo, una prassi. Bersani, preparerà la lista dei Ministri e poi giureranno tutti nelle mani di Napolitano. Poi, col Governo così fatto, si presenterà alle Camere per ottenere la fiducia.
A questo punto otterrà la fiducia di un ramo del Parlamento e dell’altro no. A meno che Grillo e company non siano fulminati sulla Via di Damasco, rimangiandosi ciò che hanno fin’ora detto. Men che meno Bersani e Berlusconi a braccetto. Ritornerà, Bersani, dal Presidente forte, ma mica tanto, di una fiducia a metà, e riceverà l’invito a restare in carica, per la normale amministrazione, e tentare di portare avanti un programma che veda l’accordo, di volta in volta, con gli altri “mal di pancia Parlamentari”, su certi punti approvandoli, tra cui la nuova Legge Elettorale. Un monocolore di minoranza della coalizione che ha ottenuto il maggior numero di voti. Dopodichè, col nuovo Presidente della Repubblica eletto, ci risarà la solita tiritera. Nel frattempo sarà trascorso qualche mese, verranno risciolte le Camere ed indette nuove elezioni.
Con la gioia dei cassieri dei partiti per il doppio rimborso elettorale. Intanto da lontano si sente un venticello caldo provenire da Cipro. E l’Italia senza un Governo stabile ed all’altezza, rischia di prendere qualche mareggiata “spread..ica” e finanziaria. Bella mì tè, come semo messi. Ma il “Terzo Tempo”, nella politica, non esiste?
Nello Patalani
SONO INIZIATE LE CONSULTAZIONI
Il gruppo parlamentare del M5S è stato messo sotto tutela da parte di Grillo e Casaleggio i quali, nel timore di non riuscire a controllare il “libero arbitrio” dei loro rappresentanti, rischiano di allargare il dissenso che nasce da una legittima richiesta di autonomia. Non credo, viste le competenze ed il curriculum dei due guardiani, che le incongruenze, le paure nei confronti dei mezzi di comunicazione possano essere risolte con l’annullamento decisionale del gruppo, con un controllo delle normali relazioni tra e nelle istituzioni, con la speciale tutela dei due tutor.
Le legittime richieste di partecipazione alla gestione della struttura cozzano, infatti, con le dichiarazioni di rinuncia di ogni contatto con le altre forze politiche che di queste istituzioni fanno parte a pieno titolo. La sensazione è che questo auspicio di risanare gli sprechi, eliminare i privilegi si traduca in una velleitaria e stizzosa azione di una minoranza inconcludente. Risulta evidente che , per ottenere dei risultati in questo campo, si debba ricercare una politica di alleanze che potrebbe portare ad una maggioranza di voti, comunque necessaria, per modificare una serie di norme e regolamenti che controllano tutto il sistema.
Sfruttare la rendita di posizione permetterebbe anche di salvaguardare i risultati elettorali ed evitare il rischio di un’implosione del movimento su posizioni che potrebbero apparire appunto velleitarie. L’analisi che porta ad un’equidistanza tra PD e PDL è di fatto basata su di una logica elettoralistica, al limite anche comprensibile, ma non sostenibile sul piano della razionalità e della ricerca di verità. Inoltre l’ipotesi, più volte dichiarata dai rappresentanti del gruppo, che il ruolo principale del movimento è quello di controllo, di guardiani del sistema, poteva essere valida in un quadro politico controllato da una maggioranza stabile idonea a governare. Il quadro che esce dalle elezioni, invece, ha messo in crisi questa ipotesi e questa strategia, tutto sommato più facile da gestire.
Si è aperta al M5S una condizione inaspettata, ma anche una nuova opportunità politica, sicuramente una situazione più difficile, più ardua , più complessa. Il M5S, che lo voglia o no, diviene, insieme alle altre forze politiche, responsabile di una ipotetica azione di governo. Analizzare la nuova situazione politica uscita dalle urne non è tradire il mandato, ma vuol dire prendere in considerazione le nuovi condizioni, le nuove
responsabilità. La crisi che si apre mette in contrasto due visioni: da una parte la difesa di una posizione rigida intransigente arroccata sugli slogan girati durante la campagna elettorale, dall’altra la capacità di leggere le novità, le nuove possibilità di portare a casa dei risultati inaspettati.
Per esempio lo slogan “tutti a casa” , in questo quadro, non ha più quel significato dirompente in quanto non si sonodelineate e molto probabilmente in futuro non si delineeranno scelte di governo in contrapposizione con il movimento, da ostacolare e tali da giustificare un “andate tutti a casa”. Il M5S ha già ottenuto un risultato politico importante portando il PD sulle posizioni del movimento (rinuncia al finanziamento pubblico dei partiti). Sarebbe una miopia politica o una posizione ideologica della coppia Grillo/Casaleggio far rinunciare il movimento all’opportunità di gestire, da una posizione di governo, una serie importante di riforme che potrebbero non solo ridimensionare i poteri della “casta”, ma portare alla produzione di leggi utili a tutti i cittadini.
Giovanni Galli
OSTILITA’ E CHIUSURA NEI CONFRONTI DEI SOCIALISTI
“La coalizione “Italia bene comune”, a parere dei socialisti, deve esistere anche nelle Regioni e nei Comuni e deve saper esprimere su tutto il territorio capacità di guida delle comunità e di rinnovamento di metodi e contenuti a cominciare dal tema della tutela dei lavoratori atipici e alla declinazione anche negli Enti Locali dell’ affermazione dei diritti per tutti i cittadini”. E’ quanto si legge in una nota congiunta del Segretario nazionale del Partito Socialista Italiano Riccardo Nencini e del responsabile nazionale Enti Locali del Partito Gerardo Labellarte.
“Spiace dover invece sottolineare, in un momento così delicato e che richiede grande coesione e solidarietà – prosegue la nota – il perdurare di incomprensibili atteggiamenti di OSTILITA’ E CHIUSURA NEI CONFRONTI DEI SOCIALISTI, anche e soprattutto quando propongono personalità di indiscutibile valore per ruoli di Sindaco o di amministratore locale. Sembra quasi che sussista, nonostante il rapporto di alleanza, una sorta di pregiudiziale negativa nei confronti di qualsiasi proposta proveniente dal PSI. È il motivo per il quale abbiamo chiesto un rapido incontro dei responsabili enti locali della coalizione Italia. Bene comune. Meglio affrontare subito i problemi – concludono Riccardo Nencini e Geraldo Labellarte – nell’interesse di tutti, ed in particolare dei cittadini dei Comuni e delle Regioni nei quali il Centrosinistra e’ chiamato a dare prova di compattezza e di buona amministrazione”. In Provincia di Lucca vedi le situazioni ai Comuni di Lucca, Camaiore e Massarosa ed non ultimo certamente la Giunta della Regione Toscana.
SIAMO UN POPOLO SENZA MEMORIA?
Siamo un popolo senza memoria? In un certo senso si, ma forse è anche peggio. La tendenza della Storiografia italiana a raccontare la Politica, produce una percezione distorta del ruolo che abbiamo nel mondo. E alla fine di noi stessi, nei
manuali la società, della scienza, della cultura, dell’arte e in tempi recenti
dell’impresa, il “Made in Italy”, che ci fanno apprezzare nel mondo, c’ e’ ne’ poco
o perfino nulla. Pensiamo a come abbiamo saputo creare un modello di
Cucina (mediterranea) che esportiamo ovunque e tanto lavoro può dare ai
nostri giovani. Questa considerazione vuole dare un segnale positivo e ottimista a tutte le forze politiche, sociali, ai lavoratori, agli imprenditori ed alla società civile della nostra città.
Luca Lazzari
GOVERNO? QUALE GOVERNO?
Domenica e lunedì abbiamo votato per il rinnovo dei, ” nostri eroi “, rappresentati in Parlamento. Com’è finita lo sappiamo, con l’ingovernabilità, apparente, per questo martoriato Paese. C’è un vincitore, che allo stesso tempo è un vinto. Questo è il risultato di non evere preso a cuore lo sgolamento di Napolitano, quando in più riprese si affannava tutti i giorni, diceva di approvare una nuova Legge Elettorale. Come si sa tutti volevano cambiarla, il Porcellum, e allo stesso tempo tutti volevano tenersela. Non ci sono vie d’uscita, non è stato fatto niente. Il listino bloccato, faceva comodo a tutti. Ha la maggioranza ottenuta alla Camera, ma al Senato ” non c’è trippa per gatti “. E allora? Allora, adesso, la palla passa al Presidente Napolitano, il quale conferirà il mandato per formare il Governo a Bersani. Quali scenari si aprono? Credo che si possano aprire tre scenari, anzi quattro.
Il primo prevede un accordo, apparentemente impossibile, con il Movimento 5 Stelle.
Il secondo prevede un accordo, anche questo pressochè impossibile visto i mal di pancia d’annata, con il PDL.
Il terzo un monocolore, di minoranza, della coalizione risultante vincente dalla tornata elettorale. Tipo i vecchi monocolore DC degli anni ’70 e ’80. E chiedere al Parlamento la fiducia ad importanti riforme e provvedimenti condivisi, di volta in volta, con la garanzia del Capo dello Stato, prossimo venturo. Monocolore, chiaramente a tempo, per permettere di ritornare al voto
Il quarto, con parecchi mugugni, riporterebbe in sella un tecnico, alla Monti oppure lo stesso, per formare un esecutivo di transizione, che faccia alcune importanti riforme, come quella elettorale, non dimentichiamoci degli esodati e della situazione economica e del lavoro del Paese, e subito dopo il ritorno alle urne. In questo caos di scadenze Istituzionali, prima tra tutte l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, credo che le forze, che compongono le Assise Parlamentari, dovrebbero tenere i toni bassi e la litigiosità al minimo.
E’ pur vero che in una situazione del genere i mercati finanziari andranno a nozze, mandando a mille la speculazione sul sistema finanziario del nostro Paese. Questa sciagurata situazione verrebbe ipotizzata, anche, con un eventuale alleanza tra Bersani e il M5S. Dato che questi ultimi hanno più volte ipotizzato in campagna elettorale e scritto nel loro programma, un’uscita dall’Euro, previa consultazione popolare. Ecco perchè i toni dovrebbero volare bassi. Un ritorno alla Lira è impensabile, il cambio sfiorerebbe le 3500-4000 lire, con tutte le conseguenze del caso, con una maggiore povertà dei cittadini già annientati dall’ultima esperienza governativa. Ci sarebbe poi il rischio di continue svalutazioni.
In questa situazione di ingovernabilità, venuta fuori dalle consultazioni, renderebbe il nostro Paese e le sue finanze molto vulnerabili. Abbiamo presente ancora cosa successe in Grecia non più di un anno fa, anche qui alle prese con l’ingovernabilità. Con Governi che non avevano maggioranza Parlamentare e la Piazza contro. E la cittadinanza e il ceto più debole, sfiancati dai provvedimenti. Napolitano non può indire nuove consultazioni a breve, è a fine mandato, ed il nuovo Presidente verrà eletto in aprile-maggio, a meno che l’attuale non si dimetta subito dopo aver dato l’incarico a Bersani, e nel farttempo la finanza speculativa avrà fatto dei danni al nostro sistema. Troppo tempo perso.
Quindi un accordo di massima, tra tutti e tre o anche quattro, per fare quei provvedimenti urgenti e vitali per il nostro Paese, poi con una nuova Legge Elettorale, che permetta a chi vince le elezioni di governare, via alla consultazione popolare. E che Dio ce la mandi buona.
Nello Patalani
IL MOMENTO DELLA RESPONSABILITA’
Io le perdo, sì, le elezioni, ma tu non le vinci. Questo è il capolavoro legislativo confezionato a tavolino nel 2006 dalla maggioranza uscente approvando d’imperio l’attuale legge elettorale. Conseguenze: caduta del Governo Prodi, ritorno della vecchia maggioranza e Paese sull’orlo del fallimento. Il Governo Monti si è disinteressato della legge elettorale. Al momento del suo insediamento si diceva che la medesima e le riforme costituzionali spettavano al Parlamento, nell’anno che mancava alla fine della legislatura.
La strana maggioranza di Monti che ha fatto? Si è limitata ad approvare i decreti legge del Governo. I gruppi parlamentari paralizzati dai veti reciproci. Adesso la perfida legge colpisce ancora, in un momento in cui bisogna tirare il Paese dalla palude economica in cui si è impantanato; dalle urne una coalizione esce prima, ma non vince. Siamo allo stallo, mentre i mercati allungano le
loro ombre minacciose.
Ma non c’è nulla di fatale in politica: il verdetto elettorale non ha espresso alcuna maggioranza in grado di governare, se ne può formare una diversa in Parlamento, sia pure temporanea. Un anno di tempo è sufficiente per approvare un manipolo di provvedimenti urgenti, per avviare, soprattutto, la crescita dando spinta ai consumi e creare lavoro. In un’ora così drammatica le forze politiche sono chiamate a una prova di coraggio e di responsabilità. Niente pessimismo.
Antonio Carollo
ITALIA SULLA LAMA DEL RASOIO
Dopo l’esito imprevisto del voto, senza che nessuna formazione politica abbia potuto ottenere la maggiorana nella Camera e nel Senato, si è aperto uno scenario di grande complessità, al quale si dovrà rispondere con coraggio e lungimiranza. Tutti hanno lavorato per Grillo. La sequela di scandali, di inchieste, di rivelazioni, che sono stati messi in campo con il tentativo di screditare “gli altri”, non sono serviti a dare slancio alla parte tradizionalmente contrapposta; se ne è avvantaggiato solamente Grillo.
Quando è scoppiato il caso Monte dei Paschi di Siena, non si è trattato soltanto di un gravissimo caso di malversazione nella gestione di uno dei più importanti istituti di credito italiani; è stato lo strumento utilizzato non solo per bilanciare gli scandali a carico della galassia berlusconiana, ma anche come grimaldello per aprire una porta sull’abisso per il Partito Democratico. Poco o niente ha influito il collegamento con la vicenda del credito cooperativo di Denis Verdini.
I gravissimi fatti della banca senese appaiono come il risultato di una durevole degenerazione gestionale di esponenti ai massimi livelli della banca, ma certamente non potevano che ricadere addosso al PD, partito egemone a Siena e provincia. Nell’immaginario collettivo è stata una responsabilità assoluta, definitiva e senza appello. Questa vicenda ha portato voti a Berlusconi o a Monti? No, al movimento di Grillo.
Quando Berlusconi è partito in quarta, prima con l’abolizione dell’IMU e poi con la restituzione di quella già pagata, poi, si è risvegliato il consenso al PdL che è risalito fino ad insediare la primazia della coalizione di centro-sinistra. Ma il fatto che questa fosse una “boutade”, provocatoria ed anche un po’ indecente, ha portato voti a sinistra? No, nessuno ne ha guadagnato, solo Grillo ne ha avuto un ritorno in voti.
Della “pomposa” salita in politica di Monti e della sua schiera di paludati borghesi, dei vari “assist” che ha ricevuto, dal PPE al portavoce di Obama, quanto si è avvantaggiata la Scelta civica? Niente, o quasi, ma neppure PD e PdL hanno avuto ritorni a loro favore. E la “querelle” con Vendola, proposizione senza un vero senso politico, suggerita da esperti venuti da lontano, ha fruttato? No, ha solo fatto apparire Vendola come un possibile intralcio di un’alleanza PD-Monti ma al tempo bersagli di accuse come possibile alleato di Monti, snaturandone la valenza di sinistra.
Il risentimento, non ingiustificato, di tanti strati sociali, giovani, disoccupati, pensionati, artigiani, commercianti, piccole imprese, verso la politica del governo Monti, pieno di supponenza e sordo ad istanze sociali ineludibili, ha spinto verso Grillo. Non sono apparsi sufficientemente attendibili né il PD né il PdL. Il primo, forse anche a causa di eccessivo rispetto per le scelte del presidente Napolitano, ha sempre sostenuto Monti ed ha creduto nella sua terzietà, non rendendo a suo tempo ben visibili i peraltro non trascurabili interventi di modifica di tanti duri provvedimenti. Il Pdl si è smarcato, dettando così i tempi delle elezioni ed attaccando pervicacemente Monti, ma non ne ha avuto ritorni significativi. Gli scontenti si sono rivolti verso Grillo.
La sinistra ha pagato pegno a Grillo. Con Ingroia erano presenti i resti di formazioni passate ancora accreditate di un seguito elettorale: Rifondazione, comunisti italiani, IDV, verdi, oltre agli arancioni di De Magistris. I loro elettori hanno optato per Grillo. Ma non solo: anche formazioni più “di nicchia”, come il PCARC ha seguito il (nuovo)PCI nel voto per Grillo perché “è la lista che più delle altre liste di oppositori dichiarati della politica di macelleria sociale ha la possibilità di portare oppositori nel Parlamento (…) e di disturbare la copertura parlamentare del suo futuro governo”. Ma anche SEL ha perduto a favore di Grillo. Anche la Lega ha perduto a favore di Grillo. E Grillo è divenuto il primo partito d’Italia.
Quando nel maggio 2007 uscì il libro di Rizzo e Stella, “La casta”, era già scoppiata la crisi del mutui sub prime negli Stati Uniti e l’anno successivo iniziò a settembre la crisi finanziaria, segnata dal fallimento della Lehman Brothers. Ebbene, il libro era già una denuncia di quello che nel tempo si era verificato nel mondo politico che tendeva sempre più a garantire privilegi a chi aveva pubbliche funzioni. All’inizio del 2008 cadde il governo Prodi e le successive elezioni furono vinte da Berlusconi. Vi fu un sussulto per la denuncia di Rizzo e Stella? Veramente no. Anzi le malversazioni si sono estese rivelando episodi incredibili, emersi con crudezza nei mesi del governo tecnico.
Venne fuori il problema del costo della politica, che voleva significare di porre un freno agli abusi ed agli sperperi. Ma non fu fatto granché. E tutto ha spinto al voto per Grillo. Grillo tentò una forte provocazione quando annunciò di volersi presentare alle primarie del PD, nel 2009. Non fu ammesso e successivamente creò il Movimento 5 stelle.(Acqua, Ambiente, Trasporti, Connettività, Sviluppo). Il movimento nasce dal Blog di Grillo e si anima nella Rete. Si organizza anche sul territorio. Interviene su singoli problemi. Vince anche a Parma e in altri comuni, elegge consiglieri locali e regionali. Si afferma in Sicilia, dove lascia vivere la Giunta Crocetta. La politica passa da Grillo. Casaleggio resta nell’ombra.
Il linguaggio è sprezzante, offensivo; la linea politica non è omologabile ad alcun movimento di idee, va “oltre”. E’ contro l’Europa, vuole il referendum sull’euro. Ha con sé Dario Fo e Celentano. Ci sono tanti giovani. Seri, belli, preparati sui singoli temi, obbedienti, disciplinati, combattenti. Berlusconi non ha risolto un problema dell’Italia, il PD non è riuscito a vincere le elezioni che i sondaggi gli consegnavano e che ha affrontato con troppa sicumera. Al tentativo di Bersani di coinvolgere il Movimento, Grillo ha risposto con il solito insulto. Grillo e il suo movimento sono certamente nuovi, giovani, belli e vincenti, ma per me sono estremamente pericolosi.
Francamente, sfrondate le particolarità tecnologiche del duemila, argomenti, modalità, sistema, somigliano troppo a quelli che usò Hitler negli anni trenta. Tempi di grande crisi oggi, tempi di grande crisi allora. Anche i suoi seguaci erano giovani, belli e vincenti. Il resto si conosce. Che fare, allora? Salvare gli italiani, a cominciare dai più deboli, facendo ripartire sviluppo e lavoro.
Togliere di mezzo i privilegi delle caste: di quella politica e di quella burocratica ed economica quando ricadono sotto l’egida del pubblico potere. Negli ultimi quindici anni il “bel” sistema americano di strapagare i vertici e di lasciare al limite della sussistenza operai e impiegati, si è felicemente insediato anche a casa nostra, e questo pesa sulla spesa pubblica ed ancor più sul senso di giustizia. Che fare? Eliminare spese inutili e gli sprechi (ove spesso si cela la corruzione che tanto ci costa). Essere rigorosi nella spesa. Rimettere in piedi il sistema produttivo attraverso una politica industriale rivolta a difendere le imprese ed a crearne di nuove. Che fare? Riformare la Giustizia per far avere “la Giustizia” agli italiani. Concepire la riforma delle istituzioni al solo fine di dare forza alla cosa pubblica, di dare giustizia e libertà ai cittadini.
Far pagare le imposte a chi non le paga. Che fare? Finirla di giocare con i nostri soldi che ci tornano dall’Unione europea. Non rimpiattarsi nel piccolo cabotaggio in Europa, che magari salva ceti amici e clientele (tipo quote latte) e non contentarsi di fare presenza, ma articolare proposte forti per poter avere non soltanto strumenti che ci salvano nei momenti difficili (seppur necessari), ma che pongono le premesse per un rapido evolversi dell’Unione come Stato federale (solo così avremo la BCE prestatore di ultima istanza e con la possibilità di stampare moneta). Che fare? Una legge, alla fine, sui partiti e sindacati, come prevede dal 1948 la nostra Costituzione.
Che fare? Smettere di far vivere i partiti per difendere interessi personali o di apparato. Ora ci vuole un governo. Senza un governo l’Italia torna in balìa della speculazione internazionale, rischiando di far danni anche ad altri stati ed all’Unione europea. Se sarà necessario si potrà fare un governo di salvezza nazionale. Ma ciò esige di mettere da parte le miserevoli finalità “ad personam” la supponenza di infallibilità e di superiorità relativa, i piccoli interessi di parte. Ci vuole un “patto per la rinascita”, un patto per la giustizia sociale, per la democrazia, per lo sviluppo. Forse ci vuole anche qualcos’altro, in Europa, formando veri partiti europei, nel solco dei valori popolari e socialisti. Non so che strade prenderanno le forze politiche.
Attenzione, però, perché il pericolo della Grecia, di cui tanto si parla, non è soltanto quello della miseria popolare diffusa, potrebbe, dolorosamente, essere anche quello del ’67, del golpe.
Moreno Bucci
QUESTI FANTASMI
Da giorni il degradato panorama della nostra Città è ancor più deturpato dai “tabelloni elettorali”. Una bruttura anacronistica, ma indicativa, di quello che è la politica italiana. Sui tabelloni, infatti, non c’è a meno di un mese dalle elezioni, un solo manifesto. Questo perchè chi deve essere eletto è già stato deciso. Sono, in pratica, i fantasmi dei nostri peggiori incubi. stefano pasquinucci
UNA POLITICA NUOVA STA NASCENDO
E stata decretata la fine della vecchia politica, quella che veniva vissuta all’interno delle stanze buie di partito, quella sempre uguale a se stessa quella del “si è sempre fatto così….”. Finalmente all’interno dei partiti di centro-sinistra e’ sbocciata l’esigenza di un nuovo modo di partecipare alla vita pubblica in cui prevalga non il “bene del partito” ma il bene della città e dei suoi cittadini tutti.
Un’idea montante di pensieri e sentimenti puliti, di facce nuove, voglia di essere e di fare squadra, un entusiasmo mai visto negli ultimi anni. Questa forza, questa innocenza, questa genuinità non può essere fermata non può che coinvolgere le persone che gli stanno attorno. Abbiamo le capacità, abbiamo l’esperienza, abbiamo il cuore da mettere in gioco per la nostra città. Sentiamo la necessità e la responsabilità di dover partecipare da protagonisti.
Utilizzeremo le nuove tecnologie per ascoltare e per parlare con tutti. Proporremo piccoli e grandi progetti visioni di una città per renderla decorosa, sicura e vivibile. Saremo attenti soprattutto ai più deboli, saremo vicini a chi ha più bisogno perché e’ da loro che è’ necessario iniziare, loro sono le priorità da cui partire. Una giustizia sociale che non sia solo assistenzialismo ma un dare e ricevere perché solo vivendo come comunità che condivide opportunità e bisogni potremmo rendere la nostra vita migliore e sostenibile per tutti.
Vincenzo Santoro
MENO MALE CHE GRILLO C’E’
Il Partito Democratico si dovrebbe occupare della realtà del territorio e, per avere il diritto di definirsi di sinistra, pensare in primo luogo ai disoccupati, al dramma dell’ inquinamento ambientale, alla gestione dei rifiuti, al dissesto idrogeologico del territorio, a votare contro l’acquisto di sommergibili e di bombardieri. E’ insopportabile che i politici continuino ad insultare gli elettori, mentendo spudorosamente su tutto.
Berlusconi al solo scopo di ritagliarsi il ruolo di capo della destra, s’ inventa che l’Italia è minacciata da una sinistra comunista giustizialista, che mette solo tasse e vuole la patrimoniale. Il PD di Bersani è un partito di centro che durante il governo Monti, ha votato insieme al PDL tutti i provvedimenti antipopolari. Partito che dopo le elezioni, è pronto ad allearsi con Monti per continuare con la stessa politica liberista e centrista. Oggi in Italia ed anche nella mia città Viareggio, la destra c’è, il centro pure, manca la sinistra, spero che gli elettori del PD se ne accorgano e provvedano a cambiare voto.
Luca Lazzari
ECCO COSA E’ REALMENTE SUCCESSO ALLE PRIMARIE
Fonti investigative riferiscono che l’episodio del bancomat preso d’assalto da rumeni la scorsa domenica durante le primarie del Pd è in realtà un falso clamoroso. Grazie ad una rapida indagine svolta alla presenza dell’immancabile Letizia Tassinari, le forze dell’ordine hanno appurato che l’ex consigliera Chiara Romanini è un agente del fisco sotto copertura. La sostenitrice dell’Avvocato Betti aveva semplicemente riferito agli organi di stampa ed ai blog locali di aver visto alcuni rumeni, sembra di etnia rom, recarsi più volte a prelevare soldi.
La stessa aveva loro chiesto, come normalmente si fa con chiunque si rechi a prelevare dei soldi, “Per chi votate?” Gli individui si erano dileguati senza rispondere ad una domanda, ripetiamo, comunissima ed a cui noi abbiamo risposto tante volte davanti alle banche. La banale ricostruzione dei fatti era stata, come al solito, fraintesa dai ben noti diffamatori del Pd viareggino che avevano visto nelle parole dell’ex consigliera comunale una velatissima accusa relativa addirittura ad un voto di scambio in corso. Grazie alla collaborazione del personale delle varie associazioni di volontariato, al religioso lavoro della squadra di investigatori anonimi messi in campo dalla Misericordia ed alle dichiarazioni della stessa Romanini è emerso che la verità era banalissima: l’Avvocato Romanini è, in realtà, un funzionario dell’Agenzia delle Entrate cui è stato affidato il compito di controllare la corretta applicazione del redditometro di recente adozione.
La Romanini, notato lo strano via vai davanti alla banca, ha preso la targa delle auto dalle quali erano scese i rumeni, ne ha trasmesso i dati all’Agenzia che, con una rapida azione di intelligence, ha immediatamente inviato le dichiarazioni dei redditi delle stesse. L’ex consigliera ha analizzato le dichiarazioni, confrontato i prelievi e giunta alla conclusione che i rumeni erano degli evasori. Questi, vistisi scoperti, si sono dati alla fuga come normalmente si fa in Italia. La ricostruzione, nella sua assoluta banalità, dimostra inconfutabilmente che nel Pd locale non ci sono liti interne, non ci sono sospetti, nessuno pensa che qualcuno bara o fa leva su forze occulte. Allo stesso modo il Signor Claudio Cavalsani che aveva ripetutamente evidenziato sui blog il continuo via vai di mezzi di trasporto di diverse associazioni di volontariato (qualcuno parla anche di ambulanze fermate sul cavalcavia ed invitate ad attendere prima di proseguire per l’Ospedale Versilia) è in realtà un agente della polizia municipale sotto copertura. Anche in questo caso i soliti infami che gettano fango su di un Partito in cui regna armonia e pulizia morale avevano tratto dalle parole del Cavalsani conclusioni assurde ritenendo che lo stesso volesse far, velatissimo cenno, ad un illegittimo uso di mezzi destinati a ben altri servizi. Niente di tutto questo.
Cavalsani aveva semplicemente preso contatto con il 118 per verificare il numero delle ambulanze e dei mezzi assititi in servizio e, come d’obbligo, ne aveva riferito il percorso. Tutto qui. Un lavoro di routine che svolge quasi quotidianamente. Anche le parole dell’Avvocato Gifuni (ci sono forze oscure, la massoneria?), del Dottor Lucchesi (“altri” (ndr Betti) sembrano nuovi ma non lo sono, avevano già incarichi politici io no), dell’Avvocato Zappelli (che postava i mi piace su qualunque intervento che parlasse di irregolarità), dell’Avvocato Micheli (“ho lottato contro i palazzinari nel mio partito che per questo ha aperto un procedimento disciplinare contro di me”), del candidato di Sel Antonioli (“è difficile vincere quando scendono in campo apparati forti come Auser e Misericordia”), dello stesso Manfredi che era si andato a Torre del lago ma solo per controllare le condizioni del lago e della fauna selvatica di cui stava discutendo all’interno del seggio, sono state fraintese in modo infame dai soliti mestatori di professione tra i quali spicca, come sempre, tale Iannella noto elemento di destra e famoso diffamatore.
Come si può notare è tutto tranquillo. Si è trattato di una grande giornata, di una grande dimostrazione di democrazia popolare. Nessun mistero, nessun sospetto, nessuna accusa. Solo sana competizione per una Viareggio più giusta all’interno di un grande Partito.
Gian-Carlo Iannella
EVITARE IL DISSESTO
Leonardo Betti e Massimo Lucchesi sono i due candidati che, al ballottaggio di domenica prossima, si contenderanno il ruolo di candidato a Sindaco per il centro sinistra, con ottime possibilità poi di diventare davvero il primo cittadino di Viareggio. Per questo, ad entrambi, chiediamo trasparenza, coraggio, capacità di svincolarsi da vecchi modi di intendere la politica e da politici trombati che “svolazzano” vicini al candidato, ma lontanti da una realtà che cambia e si trasforma rispetto al passato. Chiediamo di riflettere sui circa 1400 voti complessivi raccolti alle primarie, che sono niente rispetto agli oltre 53.000 elettori potenziali che andranno a votare a primavera, sempre che il Commissario non dichiari prima il “dissesto finanziario“. stefano pasquinucci






© COPYRIGHT 2007 / 2013




Seguici su: