Salviamo il lago di Massaciuccoli

ottobre 21, 2017 Lascia il tuo commento

Come Rete Ambientale della Versilia abbiamo messo a punto un progetto che prende in considerazione tutte le criticità ambientali, economiche e culturali e propone soluzioni per ripristinare la vita dell’ecosistema e facilitare la realizzazione delle opportunità che il Lago di Massaciuccoli può offrire a tutta la Versilia e oltre.

Il fenomeno della subsidenza ha determinato un elevato gradiente idraulico tra il livello del lago e il franco di bonifica; franco che ad oggi (-3,4 m dal l.m.m.) gli attuali impianti idrovori, giunti ormai al limite della loro efficienza, non riescono ad abbassare ulteriormente, con la conseguenza che alcune aree non risultano più coltivabili.

Per poter mantenere nel futuro un franco di coltivazione adeguato, idoneo a continuare la coltivazione delle aree bonificate, sarebbero necessari nuovi e più potenti impianti idrovori che risulterebbero, però, insostenibili economicamente sia come costi di realizzazione, che di consumo energetico. Conseguentemente l’inarrestabile fenomeno della subsidenza condurrà, a distanza di un decennio, ad un abbassamento tale dei terreni che risulteranno allagati e pertanto non coltivabili.

Pertanto, utilizzando i fondi previsti per il “tubone” e quelli risparmiati dal consumo energetico per il funzionamento degli impianti idrovori, si potrebbe effettuare un riallagamento programmato che permetterebbe di governarne la trasformazione senza esserne travolti. Necessita trovare soluzioni alternative per un’agricoltura compatibile con la nuova situazione idraulica, che in futuro porterà ad una progressiva espansione delle zone allagate. Tali soluzioni passano obbligatoriamente attraverso colture alternative idrofile come il riso (già coltivato intorno al Lago di Massaciuccoli all’inizio del secolo scorso-Riso Bimbo), a quelle legate alla filiera della canapa già coltivata fino agli anni ‘60 e oggi adatta per usi alimentari, cosmetici e di fitorimediazione di terreni contaminati da sostanze tossiche e metalli pesanti, ad attività legate all’allevamento di bufale e all’utilizzo della fragmites e del falasco per la bioedilizia (coperture e isolanti termici), allo sfalcio del falasco, in grado di sottrarre sostanze nutrienti alle acque e del suo riutilizzo come biomassa in qualità di ammendante negli impianti di compostaggio.

Il riallagamento programmato della bonifica, abbinato a diversi sistemi di aratura dei terreni torbosi, quali la minima lavorazione del terreno oppure praticando la semina diretta sui residui coltivati del raccolto precedente in un solo passaggio senza smuovere il terreno, comporterebbe la drastica riduzione dei nitrati e dei fosfati, i maggior responsabili dell’eutrofizzazione del lago oltre la riduzione di emissioni di CO2. Forse una economia più povera della attuale, ma in grado di garantire ancora una destinazione agricola delle aree della bonifica e meritevole di investimenti pubblici.

Anticipare il processo naturale del riallagamento significa, oltre che sostenere una agricoltura più compatibile, risolvere una serie dei problemi legati al lago a partire: dalla riduzione del carico di nutrienti, dei solidi sospesi, del deficit idrico e della riduzione della subsidenza. Riallagare significa, rinaturalizzare ed arricchire la biodiversità, sviluppare una valorizzazione turistico-naturalista che restituisca un territorio ospitale legato alle tradizioni storico-culturali, alla produzione di prodotti a marchio Parco quali riso, mozzarella di bufala e prodotti provenienti dalla lavorazione delle erbe palustri, ad itinerari ciclo pedonali ed a cavallo, ad attività sportive e ricreative che al tempo stesso siano in grado creare una microeconomia capillare e virtuosa basata sull’accoglienza.

L’azione per la riduzione del carico inquinante delle acque del lago passa obbligatoriamente anche attraverso la riduzione dei nitrati e fosfati provenienti dagli insediamenti civili ed industriali, con il completamento e ristrutturazione delle reti fognarie e dei relativi depuratori.

Inevitabilmente occorre intervenire anche sul deficit idrico, prevedendo il riutilizzo delle acque reflue effluenti dagli impianti di depurazione come risorsa idrica alternativa a favore del comparto orto-floro-vivaistico e per gli altri usi consentiti mediante la realizzazione di un acquedotto consortile, cosi come previsto nell’”Accordo Integrativo per la tutela delle risorse idriche dell’Entroterra Versiliese e della Costa” del 16 marzo 2006 e mai realizzato. E tutte le altre buone pratiche che permettano il risparmio quali il recupero e il riutilizzo dell’acqua piovana proveniente dai pluviali, il ricorso a tecniche irrigue più efficaci, ecc..

Necessita pertanto un piano che coraggiosamente sia in grado di affrontare e risolvere le contraddizioni tra sviluppo economico e difesa dell’ambiente, tenendo necessariamente conto delle radici storico-culturali e che sia frutto di un confronto continuo tra singoli cittadini, movimenti, associazioni, portatori di interesse, operatori economici e amministratori.

Uno strumento prezioso in proposito è costituito dal Paesaggio, così come pensato nella Convenzione Europea, un nodo di relazioni sociali, mentali, e ambientali che si manifestano nelle raffigurazioni, nelle percezioni e nelle culture contemporanee fino a divenire un’idea condivisa dei Luoghi della Vita e del loro divenire/agire, che in questo delicato momento del Lago di Massaciuccoli e dei suoi abitanti può risultare un’esperienza di grande aiuto proprio nella fase di transizione.

Chiunque voglia prendere visione del progetto può richiederlo scrivendo a reteambientaleversilia@gmail.com

RETE AMBIENTALE DELLA VERSILIA

Tag: ,

Categoria: ,

Lascia un commento