Pasquetta sulla spiaggia di Viareggio

aprile 18, 2017 Lascia il tuo commento

Alzo gli occhi dal lavoro. E’ mezzogiorno, fuori nel giardino, l’ulivo, il ficus, i due nespoli, il pitosforo sono scintillanti di sole. Finora sono stato con dei miei amici in quel di Nimes, a tavola, in un ristorante, alle prese con certe specialità gastronomiche. Sto elaborando un ricordo, che sembra vuol divenire un racconto, un racconto-verità, non so come definirlo. Mi ha preso la mano un appunto veloce vergato sul mio quaderno di prose; adesso a forza di aggiungere, aggiungere, sta assumendo, il ricordo, le sembianze di un corpo che non smette di crescere.

Sono qui dalle otto, a fare, disfare, rifare, questo ricamo di parole, che mi prende con leggerezza; il tempo è volato via senza accorgermene. E’ Pasquetta, Viareggio è la meta ideale per questa festa popolare. Chissà che ribollire di gioventù sulla spiaggia!  Indosso il cardigan e via. In sette minuti sono sulla sabbia accarezzata dal frangersi di instancabili piccole bianche onde, presa d’assalto da giovani e meno giovani, maschi e femmine, bambini e bambine: uno spettacolo brulicante ma a tratti riposante, aggraziato, di corpi più o meno denudati, stesi sulla rena o sulle sedie a sdraio o occupati a rincorrersi, a dar calci a delle palle o a provare il brivido dell’acqua scorrente, non certo propensa a farsi tiepidamente coinvolgere, in questo acerba prima fase di primavera.

Partecipare all’allegria, al divertimento, sarebbe l’istinto, il desiderio, anche di uno come me, nonostante il carico delle tante primavere vissute; lo stato d’animo c’è, ma non sono un ragazzino e non ho con me le persone giuste, allora via, da un punto all’altro della spiaggia, a ritrarre movimenti e momenti di giovinezza e spensieratezza, al caldo bacio di un sole invitante. Qualcosa m’è entrato dentro, m’avvio a casa leggero, in qualche modo appagato per il soffio di vita, di vitalità che m’ha colpito sia pure sfiorandomi.

Antonio Carollo

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