Manfredo Bertini “MABER” Medaglia d’oro al Valor Militare: una figura da non dimenticare

novembre 24, 2016 Lascia il tuo commento

La sera del 9 settembre 1943 i tedeschi occuparono militarmente Viareggio. Manfredio Bertini comprese la vera realtà del momento, non si fece illusioni sulla breve durata dell’occupazione e, convinto che solo un’azione bellica organizzata strategicamente insieme all‘esercito alleato avrebbe consentito il successo della lotta armata, concepì un progetto estremamente ardito, complesso, che prevedeva il superamento degli individualismi mediante la partecipazione attiva di tutti coloro che assetati di libertà dopo anni di oppressione si fossero impegnati a lottare contro i nazifascisti al di là delle singole appartenenze politiche. E per la sua attuazione dedicò tutto se stesso, anima e corpo, intelligenza, ingegno e forza fisica fino a rinunciare alla vita, quella vita che per lui sarebbe stata lastricata di successi.
Decise che era necessario inviare un messo al sud al di là delle linee, che convincesse gli americani che i partigiani avrebbero contribuito in modo determinate alla loro avanzata fornendo notizie sulle forze tedesche al di qua della linea gotica, compiendo azioni militari di disturbo grazie al loro aiuto costituito da lanci di armi e denaro per finanziare la necessaria rete di informatori.  Individuò in Vera Vassalle, anch’ ella decorata di medaglia d’oro, sorella di sua moglie, la persona ideale per portare a termine il delicato incarico. Vera era intelligente e per le sue caratteristiche fisiche, minuta apparentemente ingenua, non avrebbe destato sospetto alcuno: era inoltre claudicante per i postumi di una poliomelite infantile. Nessuno, pensò Manfredo sospetterà che una donna nelle sue condizioni possa svolgere un’azione di questo genere. Andò a trovarla e le
chiese di partire. Vera accettò. Battezzò questo progetto “Operazione Gedeone” (Bibbia libro dei Giudici, cap.6-8) e chiese al suo amico Giannetto, l’avvocato Giovan Battista Guardone, di fargli prendere contatto con il gruppo viareggino che faceva capo a Raggiunti, composto quasi esclusivamente da comunisti, cui però l’accomunava l’antifascismo trasmessoli dal padre e che faceva parte del suo DNA. I pochi che ne furono messi al corrente si mostrarono increduli e soprattutto scettici. Manfredo però aveva già deciso  da solo.
Vera partirà il 14 settembre e farà ritorno a Viareggio con la radio il 19 gennaio. Il compito affidatole era stato concluso con successo nonostante a Cecina avesse rischiato la fucilazione. All’inizio la radio non funzionò perché il radioelegrafista aveva perso i piani di trasmissione. Si cercò di trovare una soluzione finché su segnalazione dell’ammiraglio Brofferio si scoprì che in Lunigiana c’era un agente degli inglesi che disponeva di una radio. Breschi, Carlo Vassalle, Bianca Dini, De Stefanis e Manfredo stesso perlustrarono la zona in lungo e in largo finché rintracciarono Domenico AzzariCandiani“: il radiotelegrafista. Grazie a lui il 18 febbraio alle 4 del mattino, preceduto dalla frase coniata da Manfredo “per chi non crede” trasmessa dalla BBC  avvenne il primo lancio alla Foce di Mosceta. La radio di Azzari verrà utilizzata fino a marzo quando
finalmente arriverà Mario RobelloSanta” con una nuova radio e i relativi piani di trasmissione. De Stefanis ricorda: “con la radio l’attività del gruppo ( in principio rivolta esclusivamente a formare e potenziare i piccoli nuclei di patrioti delle Apaune) si estese a tutta la Toscana. Entrammo rapidamente in contatto con i CLN di Firenze, Pisa, Massa, Livorno, Garfagnana ecc. Ispezionammo di persona e a turno le formazioni che si stanavano costituendo in Toscana per stabilirne con esattezza le potenzialità e i bisogni: nel contempo direttamente o a messo informatori ci procuravamo tutte le notizie che potevano militarmente interessare l’aviazione e i comandi alleati. Grazie al lavoro di Radio Rosa i gruppi partigiani aumentarono rapidamente in tutta la Toscana e forti colpi furono inflitti al traffico e ai depositi di carburanti tedeschi“.
Francesco Malfatti racconta: “la radio era una strumento importantissimo sia per noi che per gli alleati e di servizi ne rese tanti a noi della zona e a tutta la Toscana. Ragioni prudenziali ci imponevano di trasferire spesso la radio per evitare di essere intercettati dal nemico. Quanto a previdenza si deve dire che il più acuto e sensibile era Manfredo Bertini che era il vero organizzatore della Missione“. Dalle Focette la radio venne trasferta alle Cateratte e poi, partito Manfredo ai Frati di Camaiore dove purtroppo il 2 luglio cadde in mano al nemico. Nel corso della sua intensa attività Radio Rosa trasmise oltre trecento messaggi dando con precisione importanti informazioni militari e consentendo decine di aviolanci. Le formazioni della Versilia ne ricevettero 65 e altri furono fatti in favore di altre formazioni della Toscana. Tra gli aviolanci più importanti merita citare quello per il rifornimento di armi e munizioni per armare i 350 uomini della 23ª Brigata “Guido Boscaglia” nel Volterrano. Altri ne furono fatti in Lunigiana  e nell’ XI zona dove operava Manrico DucceschiPippo” e alla X Brigata Garibaldi nell’alta Versilia. Dalla fine di maggio i rifornimenti degli alleati si erano fatti più rari e le forze partigiane duramente impegnate contro i  nazifascisti erano in difficoltà. Fu allora che Manfredo Bertini uomo di grandi iniziative, di grande coraggio, colui che aveva inviato la cognata Vera Vassalle incontro agli alleati, iniziativa che portò alla Missione Rosa, e della Missione Bertini non era solo l’iniziatore ma l’anima, l ‘organizzatore: spirito inquieto, tenace, che non conosce ostacoli, che ha in sé intraprendenza, fantasia, genialità, non indugiò nell’incertezza e decise di traversare le linee per affrontare personalmente il problema con l’Alto Comando dell’OSS.

Circa la metà di giugno Manfredo partì in compagnia di De Stefanis su una traballante motocicletta per chiarire la situazione una volta per tutte. Portò con se per consegnarli agli alleati documenti, piani, e fotografie delle postazioni tedesche di primario interesse. De Stefanis racconta: “il nostro viaggio si svolse senza inconvenienti fino al bivio di Gavorrano, dove un guasto alla motocicletta ci costrinse a fermarci presso un casello ferroviario dove erano nascosti dei soldati tedeschi che all’improvviso balzarono fuori con le armi in pugno e ci bloccarono, sbraitando con intenzioni che lasciavano pochi dubbi. Desidero soffermarmi su questo marginale episodio perché mai come in quella circostanza ebbe a manifestarsi la straordinaria presenza di spirito di Manfredo che disorientò i tedeschi digiuni della nostra lingua ai quali, con quel temerario sarcasmo che lo distingueva, indirizzava sorridendo delle espressioni che se fossero state capite avrebbero raggelato i sorrisi che quelli andavano ricambiando. Ci furono perfino offerte delle sigarette e ci aiutarono nel tentativo di riparare la moto. Una fortuna sfacciata ci venne in aiuto: infatti allo squillo del telefono da campo cha annunciava un’ incursione aerea quei militari si precipitarono alle loro postazioni chiudendoci dentro il casello, ma la porta era logora e non ci fu difficile sfondarla. Fuggimmo verso le colline, passammo la notte nella boscaglia e dopo due giorni di cammino raggiungemmo a piedi Montepescali dove era arrivata ormai la V armata. Ci presentammo al comando dell’avamposto americano e fummo immediatamente accompagnati a Roma alla sede dei servizi strategici del Mediterraneo. L’allora comandante Bourgoin ci accolse molto bene, si complimentò sinceramente per il lavoro svolto, ci rassicurò che in avvvenire non si sarebbero più verificate le disfunzioni che lamentavamo, ma… invece di farci tornare in Versilia come era nelle nostre intenzioni ci propose una missione ben più impegnativa in Alta Italia. Manfredo non era il tipo da tirarsi indietro e del resto il rischio era per lui linfa vitale. Accettammo (continua…).

Scritto da Andrea Bertini e Marian Puosi

Prima parte

Manfredo Bertini (Montecarlo di Lucca, 6 novembre 1914 – Piacentino, 24 novembre 1944) è stato un partigiano italiano
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