L’eroico equipaggio della nave Artiglio

dicembre 6, 2017 Lascia il tuo commento

Giovedì 7 Dicembre 2017 presso la Chiesa della Misericordia a Viareggio, alle ore 09:30, sarà officiata una Santa Messa in ricordo dell’eroico equipaggio della nave Artiglio, nel 87° anniversario della tragedia della nave-recuperi della So.Ri.Ma. in cui persero la vita dodici persone, tra cui i palombari Alberto Gianni, Aristide Franceschi e Alberto Bargellini, nonché il marinaio Aristide Cortopassi, tutti viareggini.

La Fondazione Artiglio Europa, ogni anno, commemora i valorosi palombari viareggini, con l’intento di onorare degnamente la memoria di questi uomini che, a loro tempo, portarono il nome di Viareggio in tutto il mondo grazie alle loro eroiche imprese. Impossibile non tornare indietro nel tempo fino al 1929 e ripercorrere la storia di quel periodo, per meglio ricordare gli eroi dell’Artiglio.

Il piroscafo inglese Egypt, carico di oro e d’argento affonda in un punto non ben identificato a sud della Manica. Vengono chiamate tutte le società di recuperi dell’epoca, ma ogni tentativo risulta vano, fino all’intervento dei Lloyd’s, che assicurato il carico per 5 milioni di dollari del tempo, decidono di affidare l’impresa nelle mani degli italiani. A Genova c’è la società So.Ri.Ma del commendator Quaglia che, sulla nave Artiglio, imbarca nell’equipaggio un gruppo di esperti palombari viareggini per portare a termine l’impresa. Si decide di dare il via all’azione di recupero del tesoro solo l’anno successivo (1930), ed intanto l’Artiglio viene spedito a Saint-Nazaire per demolire ciò che restava del Florence H, una nave da guerra americana naufragata con a bordo 150 tonnellate di esplosivo. La pericolosa operazione di smantellamento consisteva nel far brillare cariche per aprire un varco nella stiva della nave. La demolizione iniziò il 4 ottobre 1930. I palombari sistemavano le cariche che venivano poi fatte esplodere dall’Artiglio, tramite un cavo elettrico, a distanza di sicurezza. Arrivò così quella maledetta domenica del 7 dicembre 1930: il giorno fatale. Dopo aver piazzato le cariche, l’Artiglio si portò a distanza, ma questa volta di soli 160 metri – tale era la lunghezza del cavo rimasto – e Gianni collegò i fili elettrici. Con un boato, un’enorme colonna d’acqua e di ferro si sollevò al cielo: erano esplose tutte le munizioni e con esse oltre il Florence anche l’Artiglio e tutto il suo equipaggio fatto di uomini coraggiosi che avevano sfidato i mari fino a diventare eroi. La notizia della tragedia fece subito il giro del mondo creando un grande sgomento, non solo a Viareggio.

Molti pensarono che mai più si sarebbe parlato del recupero dell’Egypt. Ma altri palombari, cresciuti alla scuola del Gianni, erano pronti a portare avanti il lavoro. Nasceva così l’Artiglio II per strappare al mare il tesoro dell’Egypt. Con un’impresa che sa di leggenda, nel 1933 furono recuperate 7 tonnellate d’oro e 42 di argento, qualche tonnellata in più di quanto denunciato all’assicurazione.

Ci fu un periodo in cui questi autentici eroi erano citati d’esempio per la capacità dimostrata nei recuperi marittimi, ma anche per le innovazioni tecnologiche che avevano apportato nel loro pericoloso mestiere. In ogni porto del mondo le gesta dei palombari viareggini stupirono per quello che riuscivano a fare, certi che ciò sarebbe servito ad aprire la strada a nuove profondità e quindi a nuove possibilità di lavoro che prima di loro erano ritenute impossibili. Chi non ricorda la cassa disazotatrice, oggi presente in ogni grande centro subacqueo come camera iperbarica; che ha sostituito gli scafandri di gomma con quelli rigidi e poi, vista la criticità che anche questi mostrarono nei lavori a grande profondità, Gianni inventò la torretta d’esplorazione. Oggi, un esemplare (unico al mondo) di questa torretta, completamente restaurato, è presente al Museo della Marineria viareggina.

Ciò che più impressiona di queste vicende, vissute fino al limite del sacrificio umano, è la grande inventiva, unita a coraggio, dedizione ed una professionalità difficile a trovarsi ancor oggi. Lavorare ad oltre cento metri di profondità in condizioni di visibilità quasi nulle e con correnti marine ostili, non è facile per nessuno, figurarsi quasi un secolo fa.

Terminata la messa, alla Presenza delle autorità Civili e Militari, presso il Museo della Marineria di Viareggio, sarà deposta dal Presidente della Fondazione Dott. Alessandro Gallione (sotto la targa del capo palombaro Alberto Gianni cui lo stesso Museo è dedicato), una corona di alloro. Seguirà, per chi interessato, una visita guidata.

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