Le estati viareggine di Matilde Manzoni

novembre 3, 2017 Lascia il tuo commento

Quattro giovinette vestite di bianco passeggiano sulla spiaggia di Viareggio, conversando allegramente. E’ una fotografia ottocentesca del volume “Versilia com’era” di Giorgio Batini, edito da Bonechi Editore. Guardandola mi è sembrato di vedere, tra quelle figure, Matilde, l’ultima dei nove figli di Alessandro Manzoni, che frequentò questa spiaggia nelle estati dal 1847 al 1854. Ce lo rammenta il prezioso volumetto curato da Cesare Garboli, “Matilde Manzoni – Journal”, edito da Adelphi. Anni fa Garboli si lasciò sfuggire: “Più dei libri mi hanno sempre interessato le persone. Più della ’letteratura’, tutto ciò che la letteratura nasconde e rivela.” Così si spiega il suo interesse, direi quasi l’amore, per Matilde Manzoni, ragazza sfortunata, morta tisica a ventisei anni il 30 marzo 1856.

Molto bella la prima parte del saggio. Con l’aiuto delle lettere di Matilde la scrittura di Garboli si accende di viva partecipazione. Ne viene fuori la figura di una ragazza fragile, riservata, affettuosa, intelligente, viva. Matilde, dopo gli anni della formazione in convento, viene, in pratica, affidata, a diciassette anni, alla famiglia della sorella Vittoria, andata sposa al nobile lucchese Bista Giorgini. Vive i suoi ultimi nove anni di vita tra Lucca, Pisa e Siena, con lunghi soggiorni nelle ville Giorgini di Massarosa e Montignoso e le estati a Viareggio. E’ cagionevole di salute fin da bambina. E’ una ragazza bionda con gli occhi celesti, la carnagione chiara. E’ circondata di affetti: la sorella, il cognato, la nipotina Luisina, il babbo e il nonno di Bista le danno tanta tenerezza; ma lei vive da orfana, la mamma, Enrichetta, le è morta a due anni, il babbo, Sandro, le scrive affettuosamente, ma le sta lontano. Matilde si sente abbandonata. Scrive lettere colme d’amore per il padre; gli chiede disperatamente di venirla a trovare. La salute e il carattere riservato le impediscono di avere un amore suo. Però per lei la vita non è sempre dolore e malinconia: a Pisa va a cavallo, specie alle Cascine, partecipa alla vita mondana, legge intensamente Lamartine, Leopardi e altri autori; gusta le gioie della villeggiatura a Viareggio. Le piace il mare; fa il bagno e la sera sta ad osservare il tramonto. Muore, consumata dalla malattia, senza il conforto del padre, tanto invocato nelle sue tenere lettere.

Antonio Carollo

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