IL VIALE CAPPONI

Categoria: Contributi
3 marzo 2010

Dalla redazione di Viareggiok Portale su Facebook riceviamo e pubblichiamo:  Caro Direttore, sono costretto a “rimasticare” il doloroso argomento della situazione della Pineta di Ponente, poiché questa mattina il Sig. Presidente di Italia Nostra ha trovato ospitalità nella Vostra pagina della “Posta” per protestare contro l’utilizzazione della Pineta a parcheggio, con rischio per bambini e via discorrendo, con tutte le solite “amenità” incontrollate e non vere. Lui, non credo; ma io, sicuramente sto pagando sulla mia pelle il disamore e l’incuria delle Amministrazioni cittadine, che sono state al governo negli ultimi sette anni.  “Il Pino sul tetto”, lo storico Pattinaggio e poi anche rinomata Pizzeria e Ristorante, è stato ed è la mia vita. E’ un po’ più vecchio di me ed io l’ho vissuto come un fratello maggiore, crescendo e maturando alla sua “ombra”.E’ un “monumento” tanto noto e, una volta, tanto amato dai miei concittadini ed anche dai “bagnanti” che si ricordano ancora il bel tempo spensierato della loro adolescenza sana e sportiva e dei loro successivi “Veglioni”, con la pizza e senza cocaina. Da tempo lo storico Pino, che sovrastava il suo Tetto è caduto; ma mai è cessato il mio amore per quel posto, che mi ha visto felice, come tanti bimbetti, che pattinavano con me, sognando di prendere una bimbetta per la mano e che, poi, diventati grandi hanno continuato a volergli bene, frequentandolo e compiacendosi di farlo. Tornando a bomba, da sette anni Il Pino sul tetto è in battaglia e sta perdendo la guerra, come la Pineta di Ponente ha perso i suoi pini ed il suo senso di esistere.

Da sette anni, si sta parlando del nostro “parco cittadino”, che dovrebbe essere un bene comune di fresca pace e salute, come della peggiore cloaca, a cielo aperto, di tutte le umane nefandezze: pedofili, ratti, scippi, rapine, accoltellamenti e droga, droga, droga. Da altrettanti anni, i nostri amministratori hanno ignorato il problema, indipendentemente dal colore delle loro casacche senza mai esporre il loro pavido pensiero. Nella Pineta di Ponente, in mezzo ai pini caduti, al buio della nuova illuminazione, alle cacche dei cani, è rimasta la desolazione dell’abbandono, la frequentazione notturna di qualche balordo e la triste presenza di un unico locale aperto, che fa ballare gli anziani il sabato sera e che non può fare a meno di farli arrivare il più vicino possibile al suo ingresso in qualche modo,“rassicurante”.

Sappia, dunque, quel Signor Presidente dell’Italia “Nostra”; ma non di Viareggio Nostra, che la sua campagna la conduce per far sapere che esiste, non per caldeggiare la soluzione di un problema che non conosce lontanamente, quando sostiene che le auto costituiscono un pericolo per i bambini e altre cosette del genere. Ma quali bambini? A mezzanotte nella Pineta di Ponente? Ma mi faccia il piacere, direbbe Totò e, il Signor Presidente, proponga soluzioni di fruibilità e non recinzioni.

Questa Città, la Pineta “Nostra”, il mio “Pino sul tetto” hanno bisogno di proposte costruttive, di un rimboccamento di maniche comune, di un tavolo immediato di confronto; non tra ignari Amministratori e “Presidenti”; ma con la partecipazione di chi i problemi li vive sulla sua pellaccia di sopravvissuto. Allora, quel Signor Presidente si metta al lavoro con noi, che vogliamo partecipare alla rinascita di un “contesto” che non ha uguali, chiedendo, mentre, al contempo, offriamo impegno e sudore, senza stare a perdere tempo in lamenti inutili e non fondati.

Ah già, dimenticavo, “Il Pino sul tetto” da tre anni a questa parte sta chiuso dal primo settembre a Pasqua: ergo le auto che si dice percorrano il Viale Capponi, non lo riguardano.. E’ costretto a farlo per l’inerzia dell’Amministrazione e per i discorsi a bischero di….tanti; ma è pronto a “partecipare” per contribuire alla rinascita della Pineta di Ponente, che è un bene fondamentale per la ripresa della nostra disastrata e meravigliosa Città. Il Destinatario della presente, mi perdoni l’enfasi: la voce del cuore, quando parla, non può che usare toni alti e si senta pure autorizzato agli interventi riduttivi, che vorrà operare. Con i più cordiali saluti

IL PINO SUL TETTO
Avv. Augusto Barsotti

P.s.: non rileggo, per non correggere e per non modificare lo spirito di questo mio sfogo, scusandomi per averlo imposto al cortese, eventuale, lettore.

REDAZIONE DI VIAREGGIO
DEL GIORNALE “Il Tirreno”
Oggetto: Sorpresa. Necessario chiarimento.

4 Commenti - “IL VIALE CAPPONI”

  1. Giacomo Vello Bono
    23:35 on marzo 3rd, 2010

    Credo che oramai caro Avvocato Barsotti, non possa più ritornare la pineta di 50 anni fà quando era un fiore all’occhiello, un polmone in mezzo ad una città cosa più che rara, era un invidiabile paradiso terrestre. Il Pino sul tetto, dove si beveva e ballava sulla terrazza con il juebox e sotto si pattinava tra teneri incontri e sbocciati amori mangiando anche una pizza con una coca cola davanti, il Gatto nero storico con il suo bar oggi non più, Il vero Trocadero con le orchestre dal vivo, il Golf, le giostrine e il trenino, il grande TENNIS con le sue tribune già a quel tempo era conosciutissimo con gare di grande importanza, ora abbandonato a se stesso, il laghetto dei cigni dove zampillava acqua pulita e pesci rossi dove i bambini si fermavano ad ore ad ammirare quell’angolo di natura con una fontana dove potevi bagnare un fazzoletto per due labbra asciutte, le famose granite ai chioschi con le mente al pistacchio alla fragola la botique del cocomero tra gigantesche fette e bicchieri colmi di frappè all’amarena i posteggi con i tricicli le biciclettine da corsa per immedesimarsi in qualche corridore oppure il sidecar di legno, il carettino con il pinocchio davanti, la festa delle pisalanche oramai dimenticata con le collane di nocciole e qualche banchetto con i croccanti e i chicchi come in una fiera un funnambolo improvvisava per pochi spiccioli giochi e altro, le panchine di legno ben verniciate, ogni stagione dove ci si metteva a sedere e non con i piedi come succede ora, i ponticelli in legno sani, i vialetti ben puliti, pini altissimi e sanissini che facevano un fresco della malora in un manto di pinugliori per terra, che i primi di settembre si rastrellavano per le oramai sparite baldorie, qualche mamma raccoglieva i pinoli per le sue torte l’Ospedale Tabaracci che si intravedeva tra un pino e un altro lo stridio assordante di qualche ambulanza che ti impressionava facendoti fare mille pensieri per chi fosse sopra, il passaggio quasi spesso delle guardie forestali si perche c’erano anche loro, quello che toglieva la carta con il bastoncino armato di punzone infilzava la carta ed altro e dietro un cesto in vimini dove la riponeva. La pineta era pineta il rispetto c’era e se qualcuno non lo faceva la seconda volta non succedeva. Aria pulita gente diversa, valori, oramai persi hanno portato alla morte di ogni bene donato dalla natura ad una Viareggio che affanna anche nelle oramai misere poche cose rimaste, e che nessuno vuol far rivivere, ogni anno peggio che mai, la struttura naturale non ce la fà più, guardate l’entrata dalla parte di via Paolina cosa c’e, eppure ha cento anni quel muro con le due bellissime colonne,che segnano l’entrata del Viale capponi,invece dalla parte di via Marco Polo, la sbarra aperta da chiunque senza una regola e le bici che per andare dalla parte di là non gli hanno considerato un piccolo decente passaggio. Anche io come diceva lei carissimo mi sono lasciato prendere dall’amore che era e che non riesco più a vederlo rivivere. un saluto GIACOMO.

  2. doctordodo
    00:06 on marzo 4th, 2010

    Bellissimo post Giacomo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Mi hai fatto rivivere quei tempi alla perfezione.
    Sei veramente un grande !
    Com’era bella la nostra Viareggio…………

  3. Chiara
    09:45 on marzo 4th, 2010

    Giacomo, sei un mito. In quanto ai bambini messi a rischio dalle auto, gentile Avv. Barsotti, devo purtroppo confermare il fatto che sempre più spesso le auto transitano nel viale Capponi anche di giorno, e mi è successo più di una volta di dover trattenere la mia bambina da un lato per non farla travolgere. Questo non sarà colpa dei gestori dei locali, ma di qualcuno deve pur essere.

  4. Dr.Pardi
    16:32 on marzo 4th, 2010

    Il viale Capponi l’ho percorso in bicicletta per anni per andare a giocare al Circolo. O per ingurgitare un paio di bomboloni. Ero un bimbetto. Il giorno del mio compleanno, quattordici anni, sfrecciando a 35km vicino alla mezzeria e cavalcando le strisce andavo a prendere le due racchette che mi attendevano come regalo sempre al CTC. I grascini appostati mi fecero la prima multa della mia vita, nessuna pietà neppure il giorno del compleanno : 4000 lire per guida pericolosa. Era il 1970. Poi ricordo perfettamente le mille volte che l’ho attraversato per andare a giocare a pallone “alle fontanelle”, o al Teatro Puccini, che però era troppo sabbioso per giocarci bene e con un paio di pini di troppo nel mezzo.
    Lì stanno alcuni tra i più bei ricordi della mia gioventù.
    Le nostre mamme erano tranquille quando ci sapevano lì, e i grascini che si appostavano fin troppo spesso tra un platano e l’altro o che circolavano per le pinete a controllare che non ci fossero motorini impegnati in scorribande davano, comunque un senso di sicurezza.

    E’ vero, sia il Gatto Nero che Il Pino sul tetto vivevano ere migliori. Ma anche Viareggio era un’altra cosa. Oggi pur comprendendo lo stato d’animo del Barsotti non è più lecito guidare con i veicoli attuali quella strada, troppo stretta e peraltro devastata dalle radici dei platani che si sporgono con i tronchi anche all’interno della carreggiata. E’ anacronistico. Il problema potrebbe essere risolvibile con soli cento metri di strada percorribile a piedi, dalla Via Buonarroti, ben illuminata e pulita. Tanto, se gli avventori notturni si recano al Pino per ballare non avranno troppi problemi a farlo.
    Lo so, ci han già provato, anche col Tennis, ma non è che non abbia funzionato: è che le cose vanno anche sapute mantenere. Se qualche parente stretto di qualche politico frequentasse il suo locale, Barsotti, vedrebbe che si farebbero le “notti bianche” come ce le siamo inventate due estati fa, lungo il Viale Cadorna, quando qualche albanese o rumeno di troppo deve aver rotto le scatole a chi non doveva perché lì, come si è vociferato, di prostituzione minorile non se n’è mai vista. Poi, come sa, tutto è scomparso, tutto è tornato a posto.
    E i marchettari alla Pasolini, gli spacciatori, gli ubriachi occasionali, i drogati, gli scippatori, i ladri di motorini e biciclette, i massacratori di cigni, gatti, papere e piccioni, persino i torturatori di cani (di cui si sa nome, cognome, indirizzo e targa d’auto ma non si fa niente!) hanno ripreso possesso della zona.

    E non potrebbe essere altrimenti, dato che la pineta dopo le sei, in inverno e dopo le otto e mezzo/nove in estate è territorio di nessuno.
    I vigili passano alla mattina, subito dopo l’orario delle scuole, rompono le scatole a due vecchine con cani da mezz’etto senza guinzaglio, scansano accuratamente i pitbull dei soliti noti, liberi di aggredire e far danni, poi si rivedono sul far della sera. Sempre per le due vecchine.

    Controlli e sicurezza sono due parole ignote in pineta, e quei gruppi di extracomunitari che si radunano in ogni ora del giorno nei tre pezzi di pineta di ponente è difficile che siano lì per giocare a ramino. Al di là di ogni demagogica considerazione e senza voler apparire per forza di cose quei razzisti che non siamo.
    Da un po’ di tempo si riuniscono anche in passeggiata a mare. Si, proprio dove gli skaters, indisturbati, distruggono quotidianamente panchine e ex-fontane per l’abbellimento di questa indecorosa cittadina.

    E lei, Barsotti, vorrebbe turbare la poca pace diurna di chi può godersi una passeggiata in pineta o i sereni traffici notturni dei frequentatori per elevare, di poco, la clientela del suo locale?
    Mi sembra richiesta cui non dar seguito, non fosse altro perché lei, certamente, avrà acquisito quel locale quando già tutto il traffico veicolare era cancellato e sapeva bene cosa stesse facendo.
    Da avvocato non può non fare questa considerazione.

    Chieda sicurezza e controlli notturni frequenti, rapidi e inflessibili. Vedrà che ne beneficerà anche il suo locale.

    …e magari suggerisca al suo vicino di ritoccare verso il basso i costi di un bombolone ché sono arrivati a prezzi di gioielleria o tenti di fare altrettanto con i suoi prezzi. Vedrà quanti verranno a piedi con una politica più ragionevole.

    PS : Anche io contribuisco, con le cacche del mio anziano cane, al degrado (secondo il suo intendere) delle pinete. Ma la popò del mio cane – riservato e attento a distribuirle nei luoghi più appartati – è la cosa più pulita che potrà raccogliere, se ne avrà voglia, dalle sue parti.

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