Il sogno di una città unica

aprile 20, 2017 Lascia il tuo commento

In Passeggiata, in mezzo alla gente del mercato mi sento chiamare per nome. Un uomo anziano mi tende la mano sorridendo. Lo guardo in viso: ha i capelli bianchi, la fronte larga solcata da rughe, la pelle ruvida, il naso che incombe su una bocca sfuggente, le spalle ancora dritte. Un attimo di amnesia, finalmente riesco ad individuare i lineamenti di un vecchio dipendente comunale, appassionato d’arte, che dava una mano nell’allestire le mostre del Premio letterario. Sono passati decenni. Il tempo ha segnato pesantemente il suo volto. Lo ricordo giovane, entusiasta, dividersi tra le sue mansioni d’impiegato e le incombenze inerenti alla preparazione dell’evento letterario con annessa esposizione a Villa Paolina di un grande dell’arte.

Mi balzano alla mente artisti come Renato Guttuso, ed altri. Me ne parla con la luce negli occhi, rievoca figure ormai mitiche nella mia memoria, capaci di far rivivere il sogno di una città unica come luogo di relax e di bellezza. Nel salutarci ci stringiamo forte la mano. Lo perdo di vista nell’andirivieni di donne, bambini, carrozzine, uomini attempati. Sul marciapiede un ragazzino sui quattordici anni, seduto su un seggiolino pieghevole suona col suo sassofono un’antica canzone popolare; gli è accanto un uomo sulla cinquantina, capelli brizzolati, viso affilato, una mano sulla spalla del figlio, lo sguardo dritto. Qualche monetina tintinna sul cestino a terra.

Antonio Carollo
Da “Prosette viareggine

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